Personaggi alla marina

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A destra:
Lucia Ciarniccoli
detta "'A Sergente"

Al centro:
Gaetano Gargiulo
detto "Il Cozzaro nero"

In un minuto sciorinò quote, percentuali, previsioni e conclusioni prettamente personali. Uno show in piena regola che diede il via e lo spunto a tutti gli altri.
- "Cianiè, tu o saie gia' fa' tu e dimme sulo quanto t'aggia dà i parte mia" - disse Mazzacane al suo amico fidato con il quale giocava sempre in società.
Armati di calcolatrice,
carta e penna tutti i giocatori erano curvi sui cofani delle auto in sosta intenti a preparare le loro giocate.
- "Negù, vulisse jucà in società cu me? Mo sento che chesta è a jurnata pure mia". - Disse Cazetta all'amico.
- "Che te siente a' uallara cazè?" - Disse il Negus con l'aria di chi oramai ce l'ha con il mondo intero.
- "Avimma verè comme avimma ittà 'na decina di euro? Comunque fà tu. Però famme o' favore nun ce mettere o' Napoli".
- "No, no nun te preocupà, o' Napoli o metto sulamente quanno torna in serie A".
- "Allave ragione Cazetta" - rispose Totonno 'a rapina - "vo' dicere che praticamente o' Napoli nun o jucate chiu'" - e si mise a ridere sarcasticamente.
La Sergente e il Negus,
per tutto il tempo si erano guardati in cagnesco cercando nei limiti del possibile di non incrociare i propri sguardi.
Ma quello che
Totonno aveva appena finito di dire le diede adito di ribattere chiamando in causa proprio il Negus.
- "Girù hai sentito Totonno che ha ditto?"
- "Pecché nun ave ragione Totonno? E quanno saglie natavota in serie A 'o Napl?"
- "Che te crire che ha ditto na strunzata?"
- "Uanema Negù e comme si pessimista, che vuò dicere che il Napoli in serie A nun torna chiù?"
Infastidito da come gli aveva nuovamente rivolto la parola il Negus sbottò:
§
- "
Aggia capito, io ca vicino nun ce devo venire più. Aggiatece pacienza, nun me dicite niente, ma io da qua me ne devo andare. Stateve buoni ce verimme quanno è oggi pomeriggio".
 Detto questo si diresse nuovamente verso casa e questa volta non fece più ritorno.
Capendo che con la sua frase aveva combinato un  bel patatrac,
Totonno volle rincarare ancor di più la dose, facendolo come se lui non centrasse niente.
- "Luciè tu si capace di far andare in freva 'o Negus?".
- "Ma quanno mai Tato', hanna muri' i figli miei.

E' da stamattina che chillo sta accussì stuorto:
La montagnetta di cozze posta sul banchetto oramai si era assottigliata notevolmente.
Questo perché le cozze del "cozzaro nero"sono una garanzia in tutta Torre del Greco e la loro qualità è unanimamente riconosciuta da tutti.
Infatti tra i clienti di Lucietta e Gaetano non mancano anche importanti ristoranti sia di
Torre che di paesi limitrofi.
All'ennesima pesata effettuata da
Lucietta, con la bilancia a braccio come le stadere degli antichi romani, le si avvicinò il figlio Luigi quello soprannominato Zè bacco. Questi con fare malandrino e con l'aria di chi non ha tempo da perdere le fà:
- "Ma' damme tre euro, m'aggia jucà na bulletta. Stanotte m'aggia sunnato che oggi io piglio nu sacco di soldi".
Non l'avesse mai fatta quella richiesta!!
Il povero ragazzo (si fà per dire)
si trovò a dover sopportare una mitragliata verbale infertagli dalla madre, con l'ardore e la professionalità che nemmeno il famoso disk jokey Claudio Cecchetto dei tempi migliori ne sarebbe stato capace.
Riporto qui soltanto qualcuna delle invettive che la sergente rivolse al figlio,
la parte conclusiva delle contumelie che uscirono dalla sua bocca, perchè a volerle riportare per intero occorrerebbero almeno un paio di pagine.
- "....E che sfaccimme t'hai chiavato n'capa? T'avisse credere che io a notte vaco arrubbà? Ogni mumento me cerchi sempe renari. Vattenne che nun tengo proprio niente, me fà mala 'a capa, hai capito o nun hai capito? E vide addo hadda i' 'a ffatica' ".
Al rifiuto della madre e dopo essersi s
obbarcato quel po' po' di invettive, il ragazzo non potè fare a meno di passare all'offensiva. La quale a sua volta fu molto secca e perentoria tanto da riuscire, alla fine, a spuntarla, e ad avere i sospirati tre euro per la giocata.
Mancava poco che la campana della chiesa rintoccasse il mezzogiorno e tutti coloro che erano intenti a scrivere la propria giocata,
come d'incanto, terminarono di scrivere tutti insieme. Con una velocità sorprendente, paragonabile soltanto a quella dei meccanici della scuderia Ferrari, montarono tutti su motorini e scooter vari per portarsi presso la sala SNAI di S.Antonio, dove avrebbero epletato il loro "dovere".

Cianiello

e Michele Sepe

Ad attendere il ritorno della caravana rimasero Lucietta e Totonno 'a rapina il quale anche lui tra poco sarebbe andato via a consumare il pranzo domenicale insieme alla sua famiglia.
Quando questi furono di ritorno,
Lucietta aveva già smontato il "puosto", spazzato e lavato il perimetro di sua pertinenza.
Non c'era uno,
uno solo, che non fosse raggiante. Ognuno in cuor suo sperava nel colpaccio che gli avrebbe assicurato un po' di respiro, stringevano e conservavano religiosamente le proprie bollette come fossero reliquie, convinti che quelle giocate
fossero l'equivalente di di un assegno a vista.
Pronto per essere incassato.
I progetti per come sarebbero stati investiti i soldi della vincita si sprecavano,
la giocata di Cazetta, il quale aveva giocato in società col Negus, aveva prodotto una cifra di 4000 euro. Perché il bello di questo gioco sta proprio in questo: Ti consente di sapere in anticipo, con un calcolo elementare, la somma che si vincerà.
Via Fontana nei pomeriggi domenicali si presenta come uno stadio di calcio un'ora dopo la partita:
Non vi è anima viva.
Il pranzo domenicale che si protrae più a lungo del solito,
le partite alla radio o alla pay tv e la classica "controra" tengono la gente chiusa in casa conferendo alla strada un che di deserto. Anche quella domenica non fu diversa dalle altre.
Fino alle cinque del pomeriggio non si era visto in giro nemmeno un cane,
con le giocate in mano e con il cuore in tumulto nessuno s'era mosso dalla radiolina nella speranza che i risultati che arrivavano dai campi fossero uguali a quelli pronosticati.
Mezz'ora dopo la conclusione delle partite il primo ad arrivare al solito posto f
u Giruzzo Cazetta, poi come attirato dall'odore dell'amico comparve anche il Negus, i due cominciarono a guardarsi in cagnesco. Prendendo a prestito una frase di una canzone di Lucio Dalla:
-"
Sembravano Cristo con S. Pietro quando erano in ritardo". Solamente che lì di ritardo non ce ne stava, c'era solamente una rabbia che di lì a poco sarebbe sfociata.
Ripetendo in modo allusivo e canzonatorio le frasi che Cazetta aveva detto al mattino il Negus incominciò:

- "
Mo sento, mo sento che oggi pigliamme. Negù tu devi giocare insieme a me" - poi diede un pugno sul muro per giustificare e dare più convinzione alla sua rabbia - "Aggia visto comme avimma pigliato! L'avimme pigliato... a chillu servizio. E poi d'altronde cosa ti aspettavi? Nuie erame capaci di vincere? Manco se veniva a bonanima e patemo a chillatu munno io ce credevo, 'o ssapevo già, te l'avevo detto che c'appizzavamo nata cosa e soldi, ma tu niente... eri convinto, t''o sentivi, te l'avive sunnato.....".
Cazetta che fino a quel momento si era trattenuto anche perch
é avendo torto non aveva argomenti da mettere in campo, non diede modo al Negus di prodursi in un altro monologo, e proprio mentre questi stava per ricominciare lui lo bloccò.
- "Ma ti rendi conto Negù? Per 10 euro stai facenno 'nu casino, anzi duie casini perché pure stammatina hai fatto 'o strologico: Nun ce mettere 'o Napoli, giocala cosi, facimme accussi. E che diavolo, dici 'na vota "Evviva 'o rre". Devi sapere che i soldi 'na vota spesi.... come devo dire.... sò spesi, perciò nun ce chiagnere n'goppe pecchè, tanto, nun tornano cchiù, so comme i muorte. Ci è andata male chello che è stato è stato, nu bacio n'goppo e bonanotte".

- "Siente" - replicò il Negus alquanto contrariato da quell'arringa che Cazetta aveva sciorinato per difendersi - "Quanno parli accussi me pari 'o principe di Brancacazzo. parli parli e nun concludi mai niente, me fai piglià 'na maronna di freva, spacchi e miette o sole, ma o vuo' capi che dieci euro so ventimila lire?".
Mentre Cazetta e il Negus erano intenti a litigare non s'erano accorti che erano arrivati tutti gli altri,
i quali pure loro "cornuti e mazziati"si erano sistemati mogi mogi a vedre quella disputa che li aveva incuriositi.
Quando Cazetta si rese conto che ad osservarlo ed ascoltarlo c'era una platea tutta per lui non credette ai suoi occhi e rincarò la dose:
 
-"Avite sentuto a chisto" - Poi si fermò per vedere se l'uditorio lo seguiva, avendo constatato che tutti erano "sintonizzati" su di lui continuò: - "Per dieci euro sta facenno nu casino e pazzi, ma aggiuornate nu poco nun vide che a vita sta cagnanne?"
Meravigliandosi lui stesso di quello che era capace di dire,
di quello che chissà come gli stava uscendo di bocca, ritenne opportuno darsi un tono e piazzare la stoccata finale: - Ma aggiornati un poco,che diamine dai!!"
Per il Negus e tutti gli altri f
u una cosa da non credere. Stentavano a capacitarsi, dal mattino al pomeriggio Cazetta aveva subito una metamorfosi, linguisticamente parlando. Bastarono pochi attimi per capire cosa era avvenuto. Per capire la ragione di quel comportamento. Infatti Cazetta era nel pieno di quella fase che sotto la ripa è detta di "J love you" che tradotto per i neofiti vuol dire aver alzato il gomito e sentirsi ora molto "allegretto".
A quel punto tutti capirono la situazione e nessuno ebbe il coraggio di rispondere nella discussione e cosi piano piano la faccenda si placò.
Come detto anche le giocate degli altri non avevano fruttato la tanto sperata botta di fortuna e anche li ci furono delle discussioni.
Il primo a lamentarsi fu Giruzzo Mazzacane,ma la lamentela non raggiunse mai i toni di quella prima raccontata, anche perché Mazzacane era un facilone ed un amante della vita e quindi la buttò subito sul ridere. Mazzacane si sarebbe comportato così anche se avesse perduto cinquemila euro.
La "fechella",
che aveva sciorinato in mattinata tutto il suo sapere calcistico, anche lui non ne aveva azzeccata una. Avrebbe voluto sprofondare sottoterra e non poté fare a meno di sorbirsi gli sfottò di tutti quanti.
A vederla era una scena a dir poco
tragicomica, sembrava una scena di un film di Totò, insomma nessuno aveva vinto niente.
All'improvviso a Cazetta venne
un'idea, evidentemente gli stava ritornando qualche barlume di lucidità, e di getto fece una proposta:
- "
Guagliù invece di stare qui a chiagnere, pecchè nun ce ne iamme tutti quanti addu "San Marco"alla litoranea? Avimma perso ma che ce ne m'porta?"
Li per li l'idea piacque a tutti gli altri e cosi in quattro e quattr'otto fu organizzata un'altra carovana come quella che al mattino era partita per andare a giocare alla SNAI.
Motorini, scooter e auto questa volta partirono alla volta della famosa gelateria di via De Gasperi.
Quello che accadde alla gelateria lo
dirò in un'altra occasione, in un'altro racconto.
Cosi terminò quella domenica:
Con un salto in gelateria per addolcire l'amaro da una vincita mai realizzata.
                                                                   
Dicembre 2003
                   Raffaele Accardo