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In
un minuto sciorinò quote,
percentuali,
previsioni e conclusioni
prettamente personali.
Uno show in piena regola
che diede il via e lo spunto a tutti gli altri.
-
"Cianiè,
tu o saie gia' fa' tu e
dimme sulo quanto t'aggia dà i parte mia"
- disse Mazzacane
al suo amico fidato con il quale giocava sempre in società.
Armati di calcolatrice,
carta e penna tutti i
giocatori erano curvi sui cofani delle auto in sosta intenti a
preparare le loro giocate.
-
"Negù,
vulisse jucà in
società cu me?
Mo sento che chesta è a
jurnata pure mia".
- Disse Cazetta
all'amico.
-
"Che
te siente a' uallara cazè?"
- Disse il Negus
con l'aria di chi oramai ce l'ha con il mondo intero.
-
"Avimma verè comme
avimma ittà
'na
decina di euro? Comunque fà tu.
Però famme o' favore nun
ce mettere o' Napoli".
-
"No,
no nun te preocupà,
o' Napoli o metto
sulamente quanno torna in serie A".
-
"Allave ragione
Cazetta"
- rispose
Totonno 'a rapina -
"vo'
dicere che praticamente o' Napoli nun o jucate chiu'"
- e si mise a ridere
sarcasticamente.
La Sergente e il Negus,
per tutto il tempo si
erano guardati in cagnesco cercando nei limiti del possibile di non
incrociare i propri sguardi.
Ma quello che Totonno
aveva appena finito di dire le diede adito di ribattere chiamando in
causa proprio il Negus.
-
"Girù hai sentito
Totonno che ha ditto?"
-
"Pecché
nun ave ragione Totonno?
E quanno saglie natavota
in serie A 'o Napl?"
-
"Che te crire che ha
ditto na strunzata?"
-
"Uanema Negù e
comme si pessimista,
che vuò dicere che il
Napoli in serie A nun torna chiù?"
Infastidito da come gli aveva nuovamente rivolto la parola il Negus
sbottò:
§
- "Aggia
capito,
io ca vicino nun ce devo
venire più.
Aggiatece
pacienza,
nun me dicite niente,
ma io da qua me ne devo
andare.
Stateve buoni ce verimme
quanno è
oggi pomeriggio".
Detto questo si diresse nuovamente verso casa e questa
volta non fece più ritorno.
Capendo che con la sua frase aveva combinato un
bel patatrac,
Totonno volle rincarare
ancor di più la dose,
facendolo come se lui non
centrasse niente.
-
"Luciè tu si capace
di far andare in freva 'o Negus?".
-
"Ma quanno mai Tato',
hanna muri'
i figli miei.
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E' da stamattina che
chillo sta accussì
stuorto:
La montagnetta di cozze posta sul banchetto oramai si era
assottigliata notevolmente.
Questo perché
le cozze del "cozzaro nero"sono una garanzia in tutta
Torre del Greco
e la loro qualità è unanimamente riconosciuta da tutti.
Infatti tra i clienti di Lucietta e Gaetano non mancano anche
importanti ristoranti sia di Torre
che di paesi limitrofi.
All'ennesima pesata effettuata da Lucietta,
con la bilancia a braccio
come le stadere degli antichi romani,
le si avvicinò
il figlio Luigi quello soprannominato Zè bacco.
Questi con fare
malandrino e con l'aria di chi non ha tempo da perdere le fà:
-
"Ma'
damme tre euro,
m'aggia jucà na
bulletta.
Stanotte m'aggia sunnato
che oggi io piglio nu sacco di soldi".
Non l'avesse mai fatta quella richiesta!!
Il povero ragazzo (si fà per dire)
si trovò a dover
sopportare una mitragliata verbale infertagli dalla madre,
con l'ardore e la
professionalità che nemmeno il famoso disk jokey
Claudio Cecchetto dei
tempi migliori
ne sarebbe stato capace.
Riporto qui soltanto qualcuna delle invettive che la sergente
rivolse al figlio,
la parte conclusiva delle
contumelie che uscirono dalla sua bocca,
perchè a volerle
riportare per intero occorrerebbero almeno un paio di pagine.
-
"....E che sfaccimme
t'hai chiavato n'capa? T'avisse credere che io a notte vaco arrubbà?
Ogni mumento me cerchi sempe renari.
Vattenne che nun tengo
proprio niente,
me fà mala 'a capa,
hai capito o nun hai
capito?
E vide addo hadda
i' 'a ffatica'
".
Al rifiuto della madre e dopo essersi sobbarcato
quel po'
po'
di invettive,
il ragazzo non potè fare
a meno di passare all'offensiva.
La quale a sua volta fu
molto secca e perentoria tanto da riuscire,
alla fine,
a spuntarla,
e ad avere i sospirati
tre euro per la giocata.
Mancava poco che la campana della chiesa rintoccasse il mezzogiorno
e tutti coloro che erano intenti a scrivere la propria giocata,
come d'incanto,
terminarono di scrivere
tutti insieme.
Con una velocità
sorprendente,
paragonabile soltanto a
quella dei meccanici della scuderia Ferrari,
montarono tutti su
motorini e scooter vari per portarsi presso la sala SNAI di
S.Antonio,
dove avrebbero epletato
il loro "dovere".
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Ad attendere il ritorno della caravana rimasero Lucietta e Totonno
'a rapina il quale anche lui tra poco sarebbe andato via a
consumare il pranzo domenicale insieme alla sua famiglia.
Quando questi furono di ritorno,
Lucietta aveva già
smontato il "puosto", spazzato e lavato il perimetro di
sua pertinenza.
Non c'era uno,
uno solo,
che non fosse raggiante.
Ognuno in cuor suo
sperava nel colpaccio che gli avrebbe assicurato un po'
di respiro,
stringevano e
conservavano religiosamente le proprie bollette come fossero
reliquie,
convinti che quelle
giocate
fossero l'equivalente di di un assegno a vista.
Pronto per essere
incassato.
I progetti per come sarebbero stati investiti i soldi della vincita
si sprecavano,
la giocata di Cazetta,
il
quale aveva giocato in
società col Negus,
aveva prodotto una cifra
di 4000 euro.
Perché
il bello di questo gioco sta proprio in questo:
Ti consente di sapere in
anticipo,
con un calcolo
elementare,
la somma che si vincerà.
Via Fontana nei pomeriggi domenicali si presenta come uno stadio di
calcio un'ora dopo la partita:
Non vi è anima viva.
Il pranzo domenicale che si protrae più a lungo del solito,
le partite alla radio o
alla pay tv e la classica "controra" tengono la
gente chiusa in casa conferendo alla strada un che di deserto.
Anche quella domenica non
fu
diversa dalle altre.
Fino alle cinque del pomeriggio non si era visto in giro nemmeno un
cane,
con le giocate in mano e
con il cuore in tumulto nessuno s'era mosso dalla radiolina nella
speranza che i risultati che arrivavano dai campi fossero uguali a
quelli pronosticati.
Mezz'ora dopo la conclusione delle partite il primo ad arrivare al
solito posto f
u Giruzzo Cazetta,
poi come attirato
dall'odore dell'amico comparve anche il Negus, i due
cominciarono a guardarsi in cagnesco.
Prendendo a prestito una
frase di una canzone di Lucio Dalla:
-"Sembravano Cristo
con S.
Pietro quando erano in
ritardo".
Solamente che lì
di ritardo non ce ne stava,
c'era solamente una rabbia che di lì
a poco sarebbe sfociata.
Ripetendo in modo allusivo e canzonatorio le frasi che Cazetta
aveva detto al mattino il Negus incominciò:
- "Mo
sento,
mo sento che oggi
pigliamme.
Negù tu devi giocare
insieme a me"
- poi diede un
pugno sul muro per giustificare e dare più convinzione alla sua
rabbia
- "Aggia
visto comme avimma pigliato!
L'avimme pigliato...
a chillu servizio.
E poi d'altronde cosa ti
aspettavi?
Nuie erame capaci di
vincere? Manco se veniva a bonanima e patemo a chillatu munno io ce
credevo,
'o ssapevo
già,
te l'avevo detto che c'appizzavamo nata cosa e soldi,
ma tu niente...
eri convinto,
t''o
sentivi,
te l'avive sunnato.....".
Cazetta che fino a quel momento si era trattenuto anche perché
avendo torto non aveva argomenti da mettere in campo,
non diede modo al Negus
di prodursi in un altro monologo,
e proprio mentre questi
stava per ricominciare lui lo bloccò.
-
"Ma ti rendi conto
Negù?
Per 10 euro stai facenno 'nu
casino,
anzi duie casini perché
pure stammatina hai fatto 'o strologico:
Nun ce mettere 'o Napoli,
giocala cosi,
facimme accussi.
E che diavolo,
dici 'na
vota "Evviva 'o rre".
Devi sapere che i soldi 'na
vota spesi....
come devo dire....
sò spesi,
perciò nun ce chiagnere
n'goppe
pecchè,
tanto,
nun tornano cchiù,
so comme i muorte.
Ci è andata male chello
che è stato è stato, nu bacio n'goppo e bonanotte".
|
-
"Siente"
- replicò il Negus
alquanto contrariato da quell'arringa che Cazetta aveva
sciorinato per difendersi -
"Quanno parli
accussi me pari 'o principe di Brancacazzo.
parli parli e nun
concludi mai niente,
me fai piglià 'na
maronna di freva,
spacchi e miette o sole,
ma o vuo'
capi che dieci euro so ventimila lire?".
Mentre Cazetta e il Negus erano intenti a litigare non
s'erano accorti che erano arrivati tutti gli altri,
i quali pure loro
"cornuti e mazziati"si erano sistemati mogi mogi a vedre
quella disputa che li aveva incuriositi.
Quando Cazetta si rese conto che ad osservarlo ed ascoltarlo
c'era una platea tutta per lui non credette ai suoi occhi e rincarò
la dose:
-"Avite
sentuto a chisto"
- Poi si fermò per
vedere se l'uditorio lo seguiva,
avendo constatato che
tutti erano "sintonizzati" su di lui continuò:
- "Per
dieci euro sta facenno nu casino e pazzi,
ma aggiuornate nu poco
nun vide che a vita sta cagnanne?"
Meravigliandosi lui stesso di quello che era capace di dire,
di quello che chissà
come gli stava uscendo di bocca,
ritenne opportuno darsi
un tono e piazzare la stoccata finale:
- Ma
aggiornati un poco,che diamine dai!!"
Per il Negus e tutti gli altri fu
una cosa da non credere.
Stentavano a capacitarsi,
dal mattino al pomeriggio
Cazetta aveva subito una metamorfosi,
linguisticamente
parlando.
Bastarono pochi attimi
per capire cosa era avvenuto.
Per capire la ragione di
quel comportamento.
Infatti Cazetta
era nel pieno di quella fase che sotto la ripa è detta di "J
love you"
che tradotto per i
neofiti vuol dire aver alzato il gomito e sentirsi ora molto
"allegretto".
A quel punto tutti capirono la situazione e nessuno ebbe il coraggio
di rispondere nella discussione e cosi piano piano la faccenda si
placò.
Come detto anche le giocate degli altri non avevano fruttato la
tanto sperata botta di fortuna e anche li ci furono delle
discussioni.
Il primo a lamentarsi fu
Giruzzo Mazzacane,ma la lamentela non raggiunse mai i toni di
quella prima raccontata,
anche perché
Mazzacane era un facilone ed un amante della vita e quindi la
buttò
subito sul ridere.
Mazzacane si
sarebbe comportato così
anche se avesse perduto cinquemila euro.
La "fechella",
che aveva sciorinato in
mattinata tutto il suo sapere calcistico,
anche lui non ne aveva
azzeccata
una.
Avrebbe voluto
sprofondare sottoterra e non poté
fare a meno di sorbirsi gli sfottò di tutti quanti.
A vederla era una scena a dir poco
tragicomica,
sembrava una scena di un
film di Totò,
insomma nessuno aveva
vinto niente.
All'improvviso a Cazetta venne
un'idea,
evidentemente gli stava
ritornando qualche barlume di lucidità,
e di getto fece una
proposta:
- "Guagliù
invece di stare qui a chiagnere,
pecchè nun ce ne iamme
tutti quanti addu "San Marco"alla litoranea?
Avimma perso ma che ce ne
m'porta?"
Li per li l'idea piacque a tutti gli altri e cosi in quattro e
quattr'otto fu organizzata un'altra carovana come quella che al
mattino era partita per andare a giocare alla SNAI.
Motorini,
scooter e auto questa
volta partirono alla volta della famosa gelateria di via De Gasperi.
Quello che accadde alla gelateria lo dirò
in un'altra occasione,
in un'altro racconto.
Cosi terminò quella domenica:
Con un salto in gelateria
per addolcire l'amaro da una vincita mai realizzata.
Dicembre 2003
Raffaele Accardo |