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In calcio come attività riabilitativa

di Gaetano De Mattia

Saper leggere i bisogni più elementari dei pazienti e, o dovrebbe essere, la capacità più importante per un operatore della salute mentale; giacche tutti concordano sul fatto che I’analisi dei bisogni costituisce il primo passo nella costruzione di un progetto terapeutico condiviso e fatto proprio dal paziente stesso. Molto spesso, pero, ci dimentichiamo di questo, nella necessita di proporre un nostro progetto salvifico, e ignoriamo cosi il diritto della persona a progettare la propria esistenza, anche nei suoi aspetti più elementari. Eppure, dovremo sapere, e I’epidemiologia a dircelo, che il decorso e la prognosi dei disturbi psicotici non sono significativamente modificati dagli interventi farmacologici o psicoterapeutici, ma dalla qualità e dalla tenuta della rete sociale. In altre parole, da tutti quegli interventi che attivano le capacita di cura della comunità, esterne alla psichiatria, e che rispondono ai bisogni fondamentali dell’abitare, del lavoro, del tempo libero e delle relazioni sociali. Su queste basi, la possibilità di attingere a risorse ed occasioni che la comunità stessa attiva per la promozione dei diritti di tutti i cittadini. Alcuni anni fa, la noia di un lavoro routinario e la frustrazione di fronte all’evolvere della nuova cronicità, uniti alla capacita di cogliere con semplicità le esigenze dei giovani psicotici, hanno spinto alcuni operatori della salute mentale ad organizzare squadre di calcio composte da utenti ed operatori per partecipare a campionati aziendali, regionali e nazionali, ricercando la collaborazione di associazioni del tutto esterne al mondo della psichiatria, come la UISP e più di recente I’AICS. Cosi un operatore descrive I’esperienza: "Giocare a calcio o allenare i pazienti più che un lavoro e una grande passione da sempre, una nuova ed avvincente sfida per chi e soprattutto un uomo di campo. Cosi, al di la dell’approccio scientifico e tecnico, la mia speranza e di contribuire ad avvicinare sempre più gli utenti, da noi seguiti, alla pratica sportiva. II calcio fu una scelta determinante, era un pensiero comune tra noi e i ragazzi, ci sembro subito che I’esperienza di una squadra potesse veicolare tanti significati importanti." Con il trascorrere degli anni questa competizione ha raggiunto anche altri importanti obiettivi. Primo tra tutti e stato quello di aver costituito un gruppo solido di operatori che potessero confrontarsi periodicamente, sul terreno comune della riabilitazione, divenendo cosi portatori di una specifica realtà territoriale e consentendo una trasmissione di notizie, di informazioni e di iniziati- ve che altrimenti sarebbe stato difficile ricevere. La nostra forza e consistita proprio nell’aver unito le diversificate esperienze. Ed in questo poi, risiede I’essenza della riabilitazione: differenziare relazioni, contesti, obiettivi, ruoli, dipendenze, capacita, soluzioni.

Questo significa che categorizzare uno stile di lavoro, un’esperienza, rendere "scienza" una realtà, che e solamente una parte di tutto, ci rende miopi, illudendoci di aver trovato il rimedio. L’attività sportiva e un aspetto della riabilitazione; quest’ultima e, a sua volta, una parte della terapia, che e, ancora, un aspetto della psichiatria, la quale non e il contesto assoluto della salute mentale. Come afferma Saraceno, "I’esigenza di avere un metodo o il singolo trattamento non e influente sull’evoluzione della malattia mentale, mentre i contesti dove il trattamento si effettua, le motivazioni e le aspettative di chi il trattamento offre, i modi affettivi e materiali sono elementi più decisivi per I’evoluzione del paziente." In tal modo non basta "intrattenere" (tenere dentro) il paziente con il farmaco, la psicoterapia, le attività riabilitative, ma e necessario dare un significato alle azioni che investono gli stessi trattamenti. Saraceno nel definire I’obiettivo da raggiungere nel paziente, afferma che non e la semplice restituzione dei suoi diritti formali, ma e la costruzione dei suoi diritti sostanziali ed e dentro tale costruzione (affettiva, relazionale, materiale, abitativa, produttiva) che sta I’unica possibile riabilitazione. Come Robinson Crusoe, non solo riesce a sopravvivere sull’isola deserta, ma si adegua anche al contesto, adattandolo a se in un percorso di scoperta e di apprendimento di risorse esistenti, cosi la riabilitazione può essere espletata anche su di un campo di calcio, ove si può costruire salute mentale attraverso le risorse di quel contesto. Nell’ambito di codesto progetto riabilitativo, abbiamo evidenziato alcuni elementi comuni a tutti i servizi:
1. sono attività di gruppo, perché svolgono una funzione di mediazione e di rapporti sociali;
2. hanno obiettivi identificabili, condivisi e limitati nel tempo (non sono, cioé, intrattenimenti atemporali, ma progetti);
3. sono aperti all’esterno, sia per la ricerca dei luoghi, sia degli operatori e sia degli interlocutori privati o istituzionali; in questo senso, puntano ad attivare fuori dalle Unita Operative per la Tutela della Salute Mentale, nuove relazioni;
4. hanno come scopo operativo, I’ampliamento e la diversificazione della rete di appartenenza piuttosto che I’autonomia in senso lato; 5. I’intervento e centrato esplicitamente sulle capacita, e non sui deficit, delle persone; 6. la relazione utente-operatore si muove in una dimensione definita dalla con- divisione dell’attività, che e lo spazio di realta sul quale ci si confronta; 7. lo sviluppo di queste iniziative offre I’opportunita di costituire Associazioni e/o Po-lisportive, nella convinzione che il processo riabilitativo debba proiettar- si oltre I’ambito strettamente psichiatrico ed investire la società nella sua interezza.
Quest’ultimo punto e forse il più importante: il rischio dell’istituzionalizzazione e sempre dietro I’angolo e può essere evitato soltanto aiutando le persone ad utilizzare i successi come una base sicura per costruire esperienze fuori dal circuito psichiatrico, e questo anche a costo di dover rinunciare al cannoniere del campionato.
Nota:
Saraceno B, La fine dell’intrattenimento. Manuale di riabilitazione psichiatrica, Milano, Etas Libri, 1995.