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Sport ed immagine del corpo
di Gaetano De Mattia
L’attività
sportiva e una pratica psicomotoria organizzata sul piano
educativo e pedagogico e deve essere considerata come un’attività
espressiva che coinvolge I’individuo nella sua unità
mente-corpo. Sul piano educativo la pratica sportiva
comprende:Educazione fisica. Essa e legata al vissuto di se e
alla percezione della pro- pria immagine corporea. L’allenamento
che ne deriva tende a migliorare la performance dell’apparato
osteoarticolare impegnato nell’attivita fisica. II suo
meta-obiettivo consiste in un miglioramento della cura del se.
b) Educazione sociale. Fa riferimento al fatto che lo sport di
squadra presuppone I’interazione di più individui in un
aggregato sociale. Tale aggregato ha una sua matrice
sociometrica interna espressa dallo spontaneo assemblaggio
della compatibilità individuale sul piano relazionale ed una
matrice esterna rappresentata dal processo primario dell’identificazione
del singolo (autorealizzazione) nell’ambito del gruppo. La
combinazione delle matrici, costituisce la trama sociometrica
della squadra.
c) II gioco. Autorealizzazione, comportamento leale, franco,
aperto e disposto all’articolazione di un rapporto di
cooperazione; reale capacita che si traduce in iniziative
appaganti, il rispetto delle norme che regolano il rapporto e
la valutazione del loro significato.
Durante i campionati di calcio, abbiamo focalizzato I’attenzione
su due punti:
1. rapporto con il proprio corpo (io e me);
2. rapporto con il gruppo calcio (io e gli altri). Per quanto
riguarda il primo punto abbiamo osservato un graduale
cambiamento dei pazienti in merito al rapporto con il proprio
corpo. Si e, infatti, riscontrato un miglioramento delle
dimensioni corpo-spazio a sostegno di una maggiore capacita di
coordinare ed affinare i propri movimenti, inizialmente
abbastanza scoordinati, in un ambito spaziale rappresentato
dal rettangolo di gioco. Ciò a livello psicologico
corrisponde ad una evoluzione dell’immagine mentale del
proprio corpo, che nello psicotico e una esperienza
solitamente frammentata.
Tutto ciò ha comportato, di
conseguenza, da parte dei pazienti una maggiore acquisizione
di sicurezza in se stessi. Ha determinato, tra I’altro, nel
momento del "farsi la doccia", anche la scomparsa di
inibizioni dovute alla "paura" di mostrarsi nudi di
fronte agli altri componenti del gruppo, per timore di essere
giudicati riguardo alle caratteristiche fisiche e sessuali. In
merito al secondo punto risulta aumentata la coesione del
gruppo grazie ad un crescente senso di responsabilità, sia
nei confronti di se stessi, sia nei con fronti degli altri
(squadra), tale da determinare la riflessione sull’importanza
che ha ogni componente del gruppo per la buona riuscita del
risultato finale.
Per ritornare al primo punto in cui ho accennato al cattivo
rapporto che gli utenti avevano con il proprio corpo e laddove
ho ipotizzato che ci sia stato un miglioramento dell’immagine
mentale corporea, e utile fare alcuni approfondimenti sul
tema.
II primo scritto riguardante i disturbi dell’immagine
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corporea fu quello di
Ambrois Pare un chirurgo del XVI sec., che noto la frequenza
con cui si verificava il fenomeno dell’arto fantasma in
seguito ad una amputazione. II termine schema corporeo fa la
sua prima apparizione in un articolo del 1905 di P. Bonnier,
uno studioso francese di neurologia. Head mette in evidenza
come il fisiologico e intimamente connesso con il vissuto
psicologico: ogni nuova sensazione e cambiamento della
postura, sono messi in relazione con le esperienze precedenti,
attraverso un modello, o uno schema posturale, sul quale esse
sono state registrate; modificando le stesse siamo
contemporaneamente modificati. Nel 1935 lo psichiatra e
psicoanalista austriaco Paul Schilder4 introduce per la prima
volta nell’ambito della psicoanalisi il termine "schema
corporeo", ma vi accosta, fin da questo momento, il
termine di "immagine del corpo", che nel linguaggio
psicoanalitico andrà sempre più chiaramente assumendo il
significato di immagine libidica e simbolica, oltre che
inconscia del proprio corpo, mentre la prima nozione alluderà
più frequentemente alla struttura fisiologica che integra i
dati dell’esperienza sensoriale e motoria. Comunque I’aspetto
più innovativo di questo contributo consiste nell’aver reso
I’immagine del proprio corpo oggetto dell’investimento
libidico narcisistico e quindi nell’aver legato la sua
trasformazione e le sue eventuali modificazioni patologiche
alle correnti orogene che si diffondono nel corpo stesso.
Schilder non disconosce la necessità di un’attività
corticale per I’integrazione finale dei diversi processi
concorrenti alla costruzione dell’immagine del corpo, ma
ritiene che la fonte energetica di questi processi debba
essere identificata proprio negli stati emotivi e nei bisogni
della personalità. La formazione dell’immagine corporea e
quindi legata alla storia delle nostre esperienze emotive e
relazionali, oltre che alle vicende percettive e motorie del
corpo. Su un altro versante, Merleau-Ponty mette in luce come
lo schema corporeo non sia riducibile ad una semplice
coordinazione, o associazione, fra dati tatti- li, visivi e
motori che lentamente si sommino I’uno all’altro nel corso
dell’esistenza. Nella prospettiva fenomenologia,
rappresentata da Merleau-Ponty, il corpo fenomenico, come e
esperito dal soggetto, assai diverso dal corpo oggettivo, e il
risultato di un’attiva integrazione delle sue parti a
seconda del valore che ognuna di queste acquista in relazione
ai progetti dell’organismo sul mondo.
Gli autori che si rifanno
alla scuola fenomenologia esistenziale sono numero- si: oltre
allo stesso Merleau-Ponty, possiamo ricordare E. Minkowski, L.
Binswaanger, D. Cargnello. Comunque possiamo affermare che gli
studi ad indirizzo fenomenologico abbiano a sufficienza
chiarito gli aspetti costitutivi della corporeità, o abbiano
indicato in modo chiaro quali siano i parametri di riferimento
che si attuano nell’esperire il proprio corpo e per i quali
sia possibile esprimersi, in psicologia e in psicopatologia,
in un linguaggio valido sul piano intersoggettivo e
scientifico.
Note:
3 Ambrois Pare, Methode curative des playes et fractures de
la teste humaine, 1562.
4 Schilder P F, The image and the appearance of the human
body; studies in constructive energies of the psyche,
London, Paul, Trench, Trubuer, 1935. 5
Merleau-Ponty, II corpo
vissuto, Milano, II Saggiatore, 1979.
6 Minkowski E, II tempo vissuto, Torino Einaudi, 1971.
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