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Psicofarmaci, sport e riabilitazione
Luigi Intoccia

Uso dei farmaci
nella pratica sportiva

L’uso dei farmaci nelle pratiche sportive risale ad epoche remote. Gia nell’antica Roma sono riportati esempi di come gli atleti usassero spalmare alcune parti del corpo con linimenti, per cercare di alleviare i dolori ossei e muscolari. Nel corso dei secoli la medicina e andata sempre più affiancandosi allo sport come elemento d’integrazione, utile a migliorare il rendimento degli atleti, impegnati sia in gare amatoriali, sia professionistiche.Con il tempo pero questo concetto di supporto ha avuto un imbarbarimento, al punto che negli ultimi tempi si assiste ad uno scempio tale per cui la medicina e asservita allo sport, non solo dal punto di vista puramente terapeutico, quanto da quello di tipo velleitario. II farmaco per vincere, la fiala per migliorare i tempi e le prestazioni! Tutto questo perché lo sport nel tempo si e andato trasformando in un business, un giro tale di affari da non lasciare più posto al genuino divertimento. Ecco che molti atleti fanno delle lunghe cure, per raggiungere il massimo delle prestazioni fisiche, a discapito spesso delle condizioni di salute. Per nostra fortuna esistono campi in cui queste attese di risultato non hanno minato il vero spirito delle competizioni. Mi riferisco allo sport amatoriale ed a quello finalizzato alla riabilitazione psicosociale, dove il gusto del gioco e ancora la parte integrante e principale, dove la carica sportiva ed il diletto genuino della ricerca di un’affermazione non sono inquinati da un agonismo esasperato. Fare un’attività sportiva e importante per stare assieme agli altri, per sentirsi parte di un gruppo, anche col desiderio di ottenere dei risultati, ma soprattutto ha lo scopo di divertire e di riassaporare il piacere alla vita.

La figura del medico nello sport

Esistono alcune differenze tra il medico sportivo, che si affianca ad una squadra di atleti, e quello che segue un gruppo di ragazzi che necessitano di riabilitazione. Nel primo caso il professionista deve operare allo scopo di migliora- re il rendimento psicofisico degli atleti, mirando a prestazioni superlative, che permettano il raggiungimento di risultati positivi.Bisogna fare bene, ad ogni costo! Allo stesso tempo il compito e anche quello di mantenere gli atleti nelle condizioni migliori con elevati livelli di prestazione per il maggior tempo possibile, ad esempio la durata di un intero campionato. Per contro il medico che ha il compito di seguire una squadra di calcio, ad esempio, costituita da utenti psichiatrici, deve occuparsi di un ventaglio di fattori piu ampi e complessi. In questo secondo caso, accanto all’obiettivo di un risultato positivo, lo scopo e di creare un gruppo di ragazzi che si diverta, mirando soprattutto alla loro riabilitazione psicofisica. Pertanto il medico deve sempre preoccuparsi che il rendimento sia adeguato alle possibilità di prestazione degli utenti, senza chiedere mai troppo. Questo non significa mortificare quel sano agonismo che sempre e presente in ogni sportivo, anzi e necessario coltivarlo, evitando di esasperarne il concetto, lasciando molto più spazio ad altri aspetti, quali gioco e divertimento. Un altro problema, di difficile gestione, e la coesione psicologica della squadra. Tutti gli operatori devono intervenire in modo determinante per creare armonia, aiuto reciproco e collaborazione ed, in caso di insuccessi, evitare mortificazioni, che potrebbero danneggiare I’equilibrio psicofisico degli utenti. E’ un compito difficile che richiede esperienza, professionalità e tanti sacrifici, ma I’entusiasmo dei ragazzi, la gioia di vederli ritornare alla vita di gruppo ed alla socializzazione, ripaga ampiamente degli sforzi fatti. Un altro punto da non tralasciare e quello delle ricadute psicotiche.

Al di la della sofferenza inerente la riacutizzazione sintomatologica i pazienti si sentono peggio anche per i sensi di colpa e lo scoraggiamento causato dal ripresentarsi della malattia. Compito del gruppo operativo e quello di alleviarne le sue difficoltà, con la forza di coesione. Questi episodi devono essere controllati con molta attenzione da parte del medico, limitarne ove possibile la durata, per reinserire I’atleta quanto prima nel gruppo sportivo.

L’utente psichiatrico e lo sport

Può essere un compito arduo avvicinare un paziente psicotico ad un’attività sportiva. Al reclutamento giocano un ruolo decisivo le inclinazioni all’attività fisica di ogni singolo utente e la sensibilità degli operatori. II paziente psichiatrico, per le caratteristiche della sua malattia, si lascia molto andare nel corso degli anni, aumentando di peso, avendo un’alimentazione spesso incongrua, aumentando il numero di sigarette giornaliere, trascurando la sua salute. Ecco perché, prima di avviare un utente ad un’attività sportiva e necessario creare un clima di collaborazione, facendo leva su una serie di meccanismi psicologi- ci necessari a che I’utente decida spontaneamente di far parte della squadra. Bisogna motivare il paziente, e ciò, vi assicuro, e cosa a volte difficile. Nel frattempo e necessario avviare un programma preventivo di allenamento, di preparazione psicologica e fisica, tale da permettere un minimo di prestazioni adeguate. Una volta entrato nel circuito riabilitativo, il secondo problema che si presenta agli operatori e quello d’evitare gli abbandoni. L’utente soprattutto all’inizio del percorso riabilitativo ha delle comprensibili difficoltà di adattamento e d’integrazione al gruppo, proverà non presentarsi agli allenamenti o a non seguire i compiti assegnatigli. Gli operatori con la loro sensibilità e bravura li aiutano a superare i primi ostacoli, cercando di non essere opprimenti eincentivando il desiderio al gioco.

Gli psicofarmaci

Un paziente che da molti anni fa uso di psicofarmaci conosce bene gli effetti collaterali che questo tipo di terapia comporta. Tra questi quello più rilevante e certamente I’acatisia. Questo sintomo si presenta molto spesso come un’incapacità del soggetto a rimanere fermo, come se vi sia una continua ed incontrollata stimolazione muscolare, per cui il paziente tende a passeggiare di continuo, quasi in un moto perpetuo. Questo sintomo può essere curato con farmaci che riducono questi effetti collaterali. A volte I’uso degli anticolinergici non e sufficiente a placare la sintomatologia, per cui o e necessario abbassare le dosi dello psicofarmaco, o bisogna cambiarlo. Si deve tener presente, pero, che quasi tutti i farmaci usati, in psichiatria causano una diminuzione del rendimento muscolare, con un rallentamento dei riflessi. Questo comporta chiara- mente un allungamento dei tempi di reazione, poiché i canali sensoriali, udito, vista e tatto sono parzialmente annebbiati, riducendo cosi le prestazioni delI’individuo. A questo bisogna aggiungere i disturbi dell’equilibrio spesso concomitanti.Questo corteo di effetti collaterali, in ultima analisi, abbassano il rendi- mento psicofisico dell’utente, dal punto di vista sportivo. Ecco che entra in gioco la bravura dello psichiatra che, gradualmente, deve raggiungere i dosaggi farmacologici adeguati, minimizzando cosi I’insorgenza dei sintomi. Pertanto e auspicabile usare la minima dose efficace possibile, preferendo farmaci a lungo rilascio, che tendano a stabilizzare la compliance farmacologica del paziente. Bisogna inoltre sottolineare che una buona attività sportiva e riabilitativa accresce lo stato di benessere psicofisico dell’utente, al punto che in molti casi la terapia farmacologica può essere ridotta ulteriormente, senza conseguenze sullo stato clinico. In ultima analisi, appare chiaro come sia complessa la gestione di un paziente che si affaccia allo sport. Ma I’impegno profuso, I’entusiasmo espresso per queste attività sono di grande aiuto per I’utente, che può finalmente rientrare in società, tra amici e operatori, anche con un calcio al pallone.