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Gli aspetti
emotivi
del calcio
Giuseppe Costabile
Comunemente diciamo di
"metterci in gioco" alludendo ad uno slittamento da
una dimensione neutrale e difensiva dei nostri atteggiamenti e
relazioni, ad un’altra più partecipata, più coinvolta,
più impegnativa. II gioco e una cosa seria. Nello svolgere un’attività
ludica, noi tutti, più o meno consapevolmente, esprimiamo,
ritualizzando e legittimando, la necessita di soddisfare una
varietà di stimoli, desideri e tensioni affettive, che,
altrimenti, non troverebbero un’opportuna norma espressiva,
ne una condivisa situazione sociale nella quale agire, ne un
territorio ostile da conquistare, ne un nemico da sconfigge-
re. Questo e il dato di fondo che gli studi, in prevalenza di
psicoanalisi infantile, hanno evidenziato recentemente,
sottraendo, svincolando e riscattando questo aspetto
fondamentale della nostra esistenza da concezioni
semplicistiche quanto riduttive e mortificanti del gioco come
"passatempo" o "perdita di tempo". Se
questo emerge dalla sola valutazione di quante ore ed energie
profondono gli uomini e le donne a giocare, in tutto I’arco
della vita, si può capire allora I’importanza e I’universalità
del fenomeno e si comprende, pertanto, come anche nella
riabilitazione psicosociale le varianti più tradizionali del
gioco trovino un terreno di grande validità applicativa ed
una favorevole correlazione socioterapeutica. Guardiamo alle
cose: il gioco, e lo sport emblematicamente, sono uno scena-
rio ove si rappresentano e si scambiano emozioni che
altrimenti rimarrebbero nascoste o non meglio riproducibili su
altri piani d’incontro (d’intersoggettività). Con
caratteristiche specifiche in ogni tradizione culturale, nel
gioco le fonda- mentali motivazioni umane, quali sono gli
stimoli alla socialità, all’affermazione, alla sessualità,
all’aggressività e alla conoscenza, tendono a mobilitarsi
insieme o ad alternarsi. Esse sono drammatizzate in forme
simboliche e valutate in un sistema di regole, garantendo cosi
la legittimità d’azione e proteggendo i partecipanti dai
pericoli della loro assenza. Si rischia quasi di sconfinare
nell’ovvio accennando ai vantaggi, per il singolo come per
il gruppo sociale, di convogliare in questa dimensione la
realizzazione di fantasie e desideri, ad esempio, distruttivi:
quali riemergono con tutta evidenza nel lessico stesso di
sport individuali e di squadra ("attaccare",
"colpire", "bersaglio",
"schiacciare", "combattimento" ecc.). Non
e inutile mostrare che elementi di violenza sono, per cosi
dire, connaturati all’esistenza, costitutivi del nostro
stesso esse- re uomini; e che la pratica sportiva (ma pensiamo
qui anche ad eventi popolari e tradizioni come il Palio o la
Corrida), dell’assegnare limiti e regole, attenua e
ritualizza la loro presenza e portata, piuttosto che
innescarli. Per quanto indesiderabili o mal conciliabili con i
nostri modi di rappresentarci, i sentimenti distruttivi e
violenti sono li, pronti a ritornare alla luce più
minacciosi, sovradimensionati e angosciosi quanto più li
neghiamo o li teniamo distanti e sommersi. Certo, la pratica
della tolleranza e davvero faticosa e impervia, immersi come
siamo in una cultura ed in un linguaggio che non concedono
sufficiente spazio all’ambivalenza delle cose e delle
emozioni. Tale virtù necessariamente esalta i buoni valori,
deride le incertezze e sancisce i cattivi pensieri. II
dispositivo dell’attività ludica e sportiva ci viene in
soccorso promuovendo una sana cultura dell’aggressività e
favorisce particolarmente le persone che, massimamente ed in
modo lacerante, sperimentano I’insofferenza ai propri
contenuti "negativi" e vivono con difficoltà il
precetto, per loro impraticabile, di conformarsi ad un unico e
purificato modo d’essere. Con gli psicotici, che portano
impressi ed enigmatici i segni di un’oscura soffe-renza
umana, condividiamo un tempo e un diritto a giocare e nel far
ciò, essi recuperano i simboli e la partecipazione al
sociale, attenuando ed accettando così alcune loro valenze
autodistruttive, canalizzandole in una corretta e catartica
attività sportiva: il calcio.
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Calcio insieme
e gli enti di promozione sportiva
Antonio Ferrara
La scelta di affidarsi ed
affiliarsi ad un ente di promozione sportiva accreditato a
livello nazionale (AICS, UISP) e nata per risolvere da una
parte, la gestione tecnica del nostro torneo (stilare il
calendario degli incontri, il regolamento, aggiornare la
classifica ecc.) e dall’altra per favorire la partecipazione
alle "normali" competizioni sportive che annualmente
queste associazioni organizzano. Tali gare, per noi operatori
della salute mentale, rappresentano quella realtà
"sana" di un territorio che sentivamo e sentiamo
ancora poco coinvolto dal nostro progetto riabilitativo. L’isolamento
e la ghettizzazione rappresenta- no, infatti, il pericolo
principale dal quale preoccuparsi. Inizialmente fu la UISP
(Unione Italiana Sport Per tutti) ad affiancarci per ben sette
edizioni consecutive, istituendo per alcuni operatori ed
utenti un corso per allenatori con il fine di conseguire anche
il relativo patentino per allenare squadre nei tornei
amatoriali. Dopo questa esperienza, viste le nostre esigenze
che di anno in anno aumentavano e, dopo un’attenta analisi
di mercato ed incontri con altri enti accredita- ti, si e
scelto di collaborare con I’AICS (Associazione Italiana
Cultura e Sport) con la quale sono stati "avviati"
produttivi progetti di apertura al territorio. A tal proposito
ricordiamo la partecipazione della selezione "Calcioinsieme"
al quadrangolare di calcetto svoltosi nel periodo natalizio
del 2001 con la "Cooperativa parcheggiatori
napoletani", Selezione "Inpdap" e "Banco
di Roma", al Palazzetto dello Sport di San Giorgio a
Cremano e il corso di arbitro in cui due nostri utenti
conseguirono il relativo tesserino. Entrambi fanno parte dell’organico
"direttori di gara" a disposizione dell’AICS,
percependo cosi anche il relativo gettone di presenza per ogni
partita. Dopo questo risultato positivo, I’allora
"Comitato Promotore Calcio Insieme", trasformatosi
poi in "Gruppo Sportivo di Riabilitazione Psico
Sociale", composto da tutti gli opera- tori referenti di
tale attività per ogni servizio, decise, d’accordo con I’AICS
di produrre di pari passo all’iniziativa sportiva di Calcio
Insieme minime opportunità occupazionali per i nostri utenti,
almeno per coloro i quali evidenziassero una concreta capacita
d’autonomia ed una forte passione per lo sport. Nacque cosi
I’idea della creazione del nostro sito internet:
www.calcioinsieme.it, completamente organizzato e gestito da
un ex utente, che ha il compito ancora oggi di aggiornarlo
mensilmente. In questo sito vi e uno spazio aperto per
chiunque avesse la volontà di diffondere iniziative sportive
e culturali. Prossimamente e in programma la realizzazione di
una produzione video, del- I’iniziativa Calcio Insieme,
sempre organizzata dallo stesso autore.
Grazie all’esperienza acquisita in questi anni, in alcuni
Centri di Salute Mentale della nostra regione, sono nate delle
Associazioni Polisportive, affiliate all’ANPIS (Uisp-nazionale)
con I’intento di coinvolgere i cittadini comuni, aventi come
obiettivo principale la separazione definitiva dai servizi per
organizzare autonomamente iniziative non solo sportive, ma
anche culturali aperte al territorio. Di queste Associazioni
Polisportive ne ricordiamo alcune: "In Rete", per i
distretti 48 e 49, nonché "Funiculi Funicula" per
il distretto 47 dell’ASL Napoli 1, la Polisportiva
"Cittadini del Mondo" di Santa Maria Capua Vetere,
ASL Caserta 2 e quella " Mai più soli" di
Battipaglia, ASL Salerno 2. Tali fondazioni sono da
considerarsi una evoluzione della nostra esperienza. Calcio
Insieme ha rappresentato da sempre una reale possibilità di
scambio d’iniziative e d’informazioni varie tra i diversi
Centri di Riabilitazione, creando cosi il presupposto per
importanti ed affermate manifestazioni svoltesi negli anni
scorsi quali: "Esprimiamoci Insieme" e "CantaVesuvio"
a Cercola, i tornei di Calcio Balilla a Scampia e
Secondigliano, il "I’ Concorso di Poesie" ed i
tornei di Ping Pong eseguiti presso i locali dell’Edenlandia
in Napoli. Molti progetti sono ancora possibili da realizzare
grazie alla collaborazione ed alle opportunita che questi enti
di promozione sportiva e culturale offrono, possibilità
importanti per coinvolgere quelle forze propositive ed
organizzative che operano nella nostra società. Questa e I’unica
strada sicura per consentire alle nostre iniziative di non
essere recluse nel silenzio.
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