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Cittadini di serie A

Ciro Scandurra

Quando mi fu proposta la conduzione tecnica, disciplinare ed organizzativa del torneo "Calcio Insieme" rimasi un pochino perplesso tanto da esitare nel dare subito una risposta, perché I’impegno in apparenza sembrava oneroso e problematico. Dopo aver convocato una riunione con tutti gli arbitri dell’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport) decidemmo di accettare I’incarico, lasciando da parte eventuali riserve mentali. Per tutti noi il "disagio psichico rappresentava un mondo, anzi un pianeta lontano anni luce, in quanto non avevamo mai avuto contatti, prima di allora, con un’ "utenza particolare". A dire la verità eravamo pieni di pregiudizi, tanto da provare anche timore al sol pensiero che ci potevamo ritrovare a stretto contatto con delle persone "diverse". Dopo che ricevemmo tutte le rassicurazioni dai "meravigliosi" - cosi definisco coloro che operano in questo contesto, iniziammo quella interessante avventura, con la convinzione di apportare un modesto contributo per un mondo cosi provato e difficile. Quando giunsi sul campo per arbitrare la prima partita mi ritrovai circondato da tanti ragazzi, i quali manifestavano una rilevante curiosità su tutto quello che possedevo: il taccuino, i cartellini giallo e rosso, il fischietto, il cronometro e la giubba, inoltre mi furono poste tante di quelle domande che, in quel preciso momento, mi sentii intervistato quasi come se fossi stato un noto personaggio del calcio. Iniziai la gara e subito intuii che si trattava di una vera e propria partita, mancava solo il pubblico delle grandi occasioni, poi c’era tutto: punizioni, rigori, ammonizioni, incitamento, bel gioco, ma quello che mi colpi maggior- mente fu il grande entusiasmo con cui i ragazzi giocavano. Appena realizzarono un goal ci furono manifestazioni di gioia incontenibile tali da farmi rabbrividire, in quanto era da tanto tempo che non provavo certe emozioni. Per uno come me che ormai osserva disinteressatamente il grande calcio, e stato davvero bello ritrovare il vecchio gioco del pallone divertente e genuino come si concepiva qualche anno fa. Siamo giunti alla terza edizione di questa splendida manifestazione e mi ritengo fortunato di poter contribuire minimamente alla sua riuscita. E poi ho una piccola considerazione da fare: la sensazione che frequentando questi ragazzi si resta eternamente giovani, in un mondo che fa piccoli passi, ma che continua a crescere con entusiasmo e passione profusa da tutti coloro che vi operano. Bisognerebbe fare di più, e soprattutto sostenere quelle attività che suscitano tanto interesse da parte dalle persone con disagio mentale, affinché, possano sentirsi cittadini di serie "A".

 

Il calcio: la mia vita

Paolo

Quando giunsi al Centro Diurno di Cercola, le mie condizioni erano preoccupanti. Mi sentivo un giovane senza speranze e senza alcuna possibilità di guarigione. Dopo un po’ che frequentavo quel posto, mi fu chiesto che cosa mi interessasse di più tra le varie attività del Servizio. Senza alcuna esitazione, scelsi il calcetto e il giornale. Finalmente avevo la possibilità di far parte di una squadra. Ho sempre desiderato partecipare ad un campionato di calcio e non ho mai avuto una reale opportunità per farlo, per cui quello che mi propone- vano coincideva esattamente con i miei sogni. Quella sera non riuscivo a dormire e pensavo a quando avrei indossato la divisa della squadra, mi chiedevo quale numero di maglietta mi avrebbe assegnato il mister ed a come avrei potuto reagire in caso di una rete segnata. La prima partita fu una esperienza fantastica ed indimenticabile ed ancora adesso, quando scendo in campo, provo una forte emozione con la maglietta numero 8. II calcio e sempre stato per me un pensiero fisso; ho appreso dall’allenatore il valore degli allenamenti, il rispetto delle regole, I’andare oltre il vincere o perdere una partita, dando il meglio di se in ogni modo e, soprattutto, il sentirmi elemento di una squadra. Questa esperienza mi ha dato I’opportunità di mettermi alla prova e di dare libera espressione alla mia bravura ed animosità. Sento di essere cresciuto, perché ho imparato ad essere il giocatore protagonista della mia vita. Sono soddisfatto di quanto sto vivendo ed ho capito che partecipare al torneo di Calcio Insieme e una metafora che ci aiuta a vivere bene. Quando penso alla gioia che provo nel segnare un goal, e sento I’abbraccio dei miei compagni, mi vengono i brividi, e per diversi giorni porto dentro di me questa felicita, sentendomi orgoglioso di quanto fatto. Apprezzo molto lo sforzo degli operatori nel far comprendere a noi utenti quanto sia importante il socializzare durante gli allenamenti, prima e dopo le partite e quando pranziamo con gli avversari. Forse e proprio vero: dare insieme un calcio al pallone e importante per noi per non sentirsi più soli nell’affrontare inermi la nostra sofferenza.