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Aprile2001

Vivere 
per
la 
musica

di Ida Balzano

VOGLIAMO
PARLARE
DELL'INTER


La federazione calcistica INTER di Milano nasce nel 1908. La prima fase della storia nerazzurra è dominata da una curiosa regolarità: il tempo intercorso tra ogni scudetto è di 10 anni, e capita per ben quattro volte: 1910, 1920, 1930, 1940. Un’unica eccezione si ha nel 1938 quando si vince il 4° titolo, e va segnalato che dal 1928 la società fu denominata AMBROSIANA INTER, denominazione che sarà abbandonata nel dopoguerra. Il suo giocatore simbolo è Giuseppe Meazza, destinato a diventare il goleador di tutti i tempi della storia della società (3 volte capocannoniere), con cui vinse lo scudetto nel 1938, è una vera e propria bandiera dell’INTER.

               

Negli anni 50 l’INTER riesce ad avere due eventi di grande soddisfazione sotto la guida dell’allenatore Alfredo Foni: si aggiudica lo scudetto nel 1953 e nel 1954, in entrambi i casi è la Juventus la principale rivale per il titolo. I giocatori simbolo di quegli anni erano Lorenzi e Skonglud. Nel 1955 è Angelo Moratti ad assumere la presidenza. 
Moratti non tradisce le attese e compra l’argentino Valentino Angelillo il quale nel 1959 diventa capocannoniere assoluto di tutti i tempi in un campionato di serie "A" con 33 reti. Io penso che tutti gli interisti sappiano a memoria la formazione della grande INTER: Sarti, Burnich, Facchetti, Bedin, Guarnieri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suarez e Corso. L’INTER per me è molto forte perché si aggiudica più’ derby con i cugini romani e mi affascina la maglia nerazzurra. Sarebbe stato bello vivere nel periodo d’oro dell’INTER quando quasi tutta l’Italia era con l’INTER. Inoltre l’INTER è la squadra che compra sempre i giocatori più’ forti che ci sono in circolazione, sia in Europa che nel mondo. Con 13 scudetti, due coppe campioni e due intercontinentali e tre coppe UEFA l’INTER è nell’élite del calcio.

Mi sono chiesta se si può vivere solo per la musica, io credo di sì. Anche il grande tenore Bocelli afferma in una sua canzone, che lui vive per la musica. La musica dà forti emozioni e ti fa vivere in un mondo colorato e festoso.
A me piace la musica classica e le canzoni antiche, sia classiche che napoletane. Le prime canzoni risalgono al 1300 quando i menestrelli cantavano per le strade e alle corti dei re. La musica mi trasporta in una vita più tranquilla e le sue note, che emergono da un pianoforte o da un violino, mi fanno sognare un mondo ottocentesco.
Mi sarebbe piaciuto vivere nell’ottocento, perché è il periodo più romantico della storia dell’uomo.
Mia madre mi racconta che ai suoi tempi per le strade girava il pianino, io purtroppo, l’ho visto e sentito suonare solo in qualche film antico.
Credo che mio padre, malato terminale, sia tenuto in vita proprio dalla musica. Io ringrazio Dio che ha dato talento a molti musicisti e ci ha donato la possibilità di farci vivere in un mondo festoso e armonico.

Alcune considerazioni sul film Maléna
di Lucio Bonelli

Il film Malèna di Tornatore riconcilia lo spettatore con il buon cinema italiano, che in quest’ultimi anni non ha brillato per qualità. In breve, il film è la visione di una sottocultura che vede la donna come oggetto di piacere. Non considerando la storia del film, ma basandoci solo sulla posizione del regista in questa materia, la donna è concupita dal maschio.
Con buona dose di considerazione per la bellezza di Malena, anche questa diventa una condanna fatta di continue maldicenze sulla sua vita intima da parte di un paese, nel periodo fascista, in cui lei subisce le continue provocazioni degli uomini e le cattive opinioni delle altre donne.
In sostanza, la teoria del film è che, una donna, senza un uomo vicino, e ancor di più se bella, non può vivere con il rispetto dovuto ad ogni persona.

Un ponte possibile
di Paolo Pignatiello, CDR Pollena

Innanzitutto vorrei iniziare l’articolo con un ringraziamento personale a tutta la redazione del giornale "Integrazione" che mi ha concesso la possibilità di poter scrivere su di esso, in secondo luogo ed ecco il punto su cui mi è stato chiesto di soffermarmi parlando della mia esperienza , parlare della connessione tra Sport e la Riabilitazione nelle AASSLL Campane, che con la istituzione del Torneo Regionale di Calcetto giunto alla VIII edizione, penso possa definirsi un progetto ormai realizzato che ha già avuto tanti riscontri positivi. Per tale ragione penso che un percorso riabilitativo in un ambito sportivo sia certamente fattibile ed auspicabile. Ma la verità che voglio rivelare è questa: mi sento estasiato dalla generosità di questi Centri di Riabilitazione che mi hanno tirato fuori da una situazione che si era fatta esasperante a livello di esaurimento nervoso. Sono pertanto soddisfatto di essere stato inserito nel gruppo di Cercola, al quale sono arrivato dopo una similare esperienza nel centro di Ercolano.
Effettivamente posso dire di aver raggiunto un livello di intrattenimento (trattenere dentro), che mi ritrae in una vera immagine di calciatore dilettante, cosa che io ho sempre desiderato nella mia vita. Credo che alla base di questa realtà ci sia un principio fondamentale: volli, fortissimamente volli, ovvero il principio della volontà.
L’attività dello sport, che svolgo insieme ad altri miei compagni, è l’approdo cui tutti noi avevamo tanto ambito.
Una realtà, dunque, che le varie AASSLL tentano di consolidare per raggiungere sempre piu’ obiettivi di ordine terapeutico, che vuol dire, seri sviluppi a livello sociale che tutelano l’animo del giovane alla ricerca di continuità e di identità nel mondo di oggi.
Insomma ogni tentativo di sottolineare la portata e la grandezza dell’entità di questi Centri, risulta riduttivo ed oltremodo semplificante.