Anno II
Luglio-settembre 2002 
n. 7-9

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ASTROLOGIA

 

Disegno di Adelaide Tagliaferri

Cancro

Segno di acqua, cardinale, negativo, femminile, 
dominato dalla Luna

di Felice Gaglione 

In natura il segno del Cancro è identificato nell’acqua delle sorgenti, fonte di vita.
La Luna è osservata dagli uomini fin dall’antichità per studiarne le fasi in relazione al Sole e le diverse influenze che determina in natura, come le maree, e sulla psiche umana.
Il Cancro è molto sensibile alle emozioni, alle atmosfere, ai giochi di luci, alla musica e a tutto ciò che lo circonda; è affettuoso, possessivo e geloso nelle relazioni in genere. Ha grande intuito, ma non essendo riflessivo e razionale, come i segni di terra, mostra difficoltà ad essere pratico e dovrebbe imparare a dominare questa sua spiccata sensibilità.
Il suo settore di appartenenza è il quarto o Fondo Cielo, chiamato così perché il Sole quando occupa il segno del Cancro è alla distanza massima dalla Terra, al solstizio d’estate. In teoria, il quarto settore è il primo del padre, per esempio: se un soggetto ha il quarto settore nel segno del Cancro, molto probabilmente ha un padre con l’Ascendente in Cancro o con un quadro astrale in cui sono presente forti valori cancerini o lunatici.
Il domicilio del Cancro si riferisce alla seconda parte della vita, riguarda i rapporti che abbiamo avuto con la nostra famiglia d’origine, ci fa rivivere la dimensione passata e ci fa ricordare l’infanzia. Anatomicamente questo segno è legato allo stomaco e al seno. Chi ha nel proprio quadro astrale un forte quarto settore, per esempio, occupato dal Sole, dalla Luna o da un pianeta, è attratto dal disegno, dalla pittura, dalle attività di muratore, architetto, ginecologo.
Venere trova nel segno del Cancro il suo domicilio di esaltazione, donandogli grazia estetica ed artistica, rendendolo incline alle relazioni sociali, sentimentali, al matrimonio e soprattutto all’amore per il padre.


 
    Disegno di Adelaide Tagliaferri

                 Leone

Segno di fuoco, fisso, positivo, maschile, dominato dal Sole.

di Felice Gaglione – 1229-

In natura il segno del Leone potrebbe essere identificato nelle distese dorate dei campi di grano, nel maestoso deserto del Sahara – scenario delle antiche Piramidi faraoniche – e nell’orizzonte caloroso dell’Oceano Atlantico.
Il Sole è in questo segno al suo diapason, donandogli vitalità, regalità e potenza.
Il Leone generoso, passionale, ama vivere con gli altri in un’atmosfera serena ed è un ottimo compagno nella vita.
Il suo settore di appartenenza, il quinto, è il domicilio dei figli, della loro educazione, e dell’insegnamento in genere; del lusso, delle arti, dello spettacolo, del divertimento, dello svago, dell’amore meno impegnato.
Le persone fortemente segnate dal Leone, che hanno nel proprio quadro astrale il settore quinto occupato dal sole, sono nate dopo le ore lavorative e prima di quelle dedicate al sonno, in quella parte della giornata offerta in pieno al relax: infatti, il cinema, il teatro, la recitazione in genere hanno per loro importanza primaria.
Anatomicamente il segno è legato al cuore.
Il pianeta Y trova nel Leone il domicilio di esaltazione, donandogli capacità lavorative e senso di cura della propria persona

POESIA


Ué Marò

di 
Antonio Di Letto
 

Ué Marò che malatia

Tengo sempe annanze a l’uocchie

Na pasticca, na pumpetta

Na serenga o na supposta

Na stupenda merecina

C’à o rulore fa passà

 

Io quanno ero guagliunciello

Miezo e prete vulea stà

Tra martiell, mazze e ponte

L’ossa vecchie a sfussecà

 

Ma a fortuna, a ciorta o il fato

Miezo a’ via m’a fatto stà

Cu na borza chiena e carte

M’arritrovo a parte e c’à

 

‘o chiù bell’

o sai cheré?

E’ c’he a fa chesta fatica

Grande sfizio po’ c’è stà

 

Puo’ n’cuntrà o simpaticone

Puo’ n’contrà l’appucundruto

Puo’ conoscere nu genio

Ma c’è stà pure o chiù scemo 

Curre n’coppa, curre a sotto

Va chiù forte e nu “rioplano”

Pe vedé, stà merecina

E fa vennere de chiù

 Stà chi dice “te diverte,

stà fatica vurria fa’,

gir o munno tutto attuorno,

che fatica mai sarrà?”

Quanno sento sti parole

v’assicuro, v’acceresse

quattro buffe v’azzeccasse

comm’e e purpe v’e trattasse

 cu nu muorzo n’copp a capa

‘o spitale v’e mannasse

io me faccio o mazz tant

e cu a ‘nviria e tutte quante? 

Nun fa niente, ve perdono

Tant’o saccie, nun è arraggia

Solamente, v’assicuro

Quanno  ‘o juorno

Torno a casa

Tutto stracquo e accalurato

O cunforto d’o divano

A freschezza e na sciacquata

Tutto o male, a frenesia

Insieme a l’acqua passarrà

 

E vo giuro, a chillu punto

Quann’ overo me rilasso

So cuntento da fatica

So cuntento p’e l’amice

So cuntento overamente

Cu a certezza, e nunn è poco

C’a o tiatro c’a ogni giorno

Recitamme cu passione

E’ ‘na recita sincera

E’ ‘na recita c’o core

 


 

Il Pensatore

di Anna Altamura

 Un anonimo mi ha detto:

“La tua vita è un soffietto”.

E così presto e fatto...

Mi ha tirato dietro un merletto.

Annuendo amorevolmente;

ho…buttato quel merletto fra la gente.

E chi lo prendeva di qua chi lo tirava di là.

E…insomma nessuno ne sape

Che se ne ha da fa’.

Io che sono un pensatore

E che per l’anonimo un soffietto sempre rimarrò

Ho desunto da tutti questi tirabusciò,

Che il migliore partito è

Soffiare senza impeto nelle case.

Soffiare ad un orecchio alle mimose.

Soffiare a un amore morente.

Soffiare e poi ancora…insistere!

Anche se sai che sei un deficiente.