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ASTROLOGIA

Disegno di Adelaide Tagliaferri
Cancro
Segno
di acqua, cardinale, negativo, femminile,
dominato dalla Luna
di
Felice Gaglione
In natura il
segno del Cancro è identificato nell’acqua delle sorgenti,
fonte di vita.
La Luna è osservata dagli uomini fin dall’antichità per
studiarne le fasi in relazione al Sole e le diverse influenze
che determina in natura, come le maree, e sulla psiche umana.
Il Cancro è molto sensibile alle emozioni, alle atmosfere, ai
giochi di luci, alla musica e a tutto ciò che lo circonda; è
affettuoso, possessivo e geloso nelle relazioni in genere. Ha
grande intuito, ma non essendo riflessivo e razionale, come i
segni di terra, mostra difficoltà ad essere pratico e
dovrebbe imparare a dominare questa sua spiccata sensibilità.
Il suo settore di appartenenza è il quarto o Fondo Cielo,
chiamato così perché il Sole quando occupa il segno del
Cancro è alla distanza massima dalla Terra, al solstizio
d’estate. In teoria, il quarto settore è il primo del
padre, per esempio: se un soggetto ha il quarto settore nel
segno del Cancro, molto probabilmente ha un padre con
l’Ascendente in Cancro o con un quadro astrale in cui sono
presente forti valori cancerini o lunatici.
Il domicilio del Cancro si riferisce alla seconda parte della
vita, riguarda i rapporti che abbiamo avuto con la nostra
famiglia d’origine, ci fa rivivere la dimensione passata e
ci fa ricordare l’infanzia. Anatomicamente questo segno è
legato allo stomaco e al seno. Chi ha nel proprio quadro
astrale un forte quarto settore, per esempio, occupato dal
Sole, dalla Luna o da un pianeta, è attratto dal disegno,
dalla pittura, dalle attività di muratore, architetto,
ginecologo.
Venere trova nel segno del Cancro il suo domicilio di
esaltazione, donandogli grazia estetica ed artistica,
rendendolo incline alle relazioni sociali, sentimentali, al
matrimonio e soprattutto all’amore per il padre.

Disegno di Adelaide Tagliaferri
Leone
Segno
di fuoco, fisso, positivo, maschile, dominato dal Sole.
di
Felice Gaglione – 1229-
In
natura il segno del Leone potrebbe essere identificato nelle
distese dorate dei campi di grano, nel maestoso deserto del
Sahara – scenario delle antiche Piramidi faraoniche – e
nell’orizzonte caloroso dell’Oceano Atlantico.
Il Sole è in questo segno al suo diapason, donandogli
vitalità, regalità e potenza.
Il Leone generoso, passionale, ama vivere con gli altri in
un’atmosfera serena ed è un ottimo compagno nella vita.
Il suo settore di appartenenza, il quinto, è il domicilio dei
figli, della loro educazione, e dell’insegnamento in genere;
del lusso, delle arti, dello spettacolo, del divertimento,
dello svago, dell’amore meno impegnato.
Le persone fortemente segnate dal Leone, che hanno nel proprio
quadro astrale il settore quinto occupato dal sole, sono nate
dopo le ore lavorative e prima di quelle dedicate al sonno, in
quella parte della giornata offerta in pieno al relax:
infatti, il cinema, il teatro, la recitazione in genere hanno
per loro importanza primaria.
Anatomicamente il segno è legato al cuore.
Il pianeta Y trova nel Leone il domicilio di esaltazione,
donandogli capacità lavorative e senso di cura della propria
persona |
POESIA

Ué
Marò
di
Antonio Di Letto
Ué Marò che
malatia
Tengo sempe
annanze a l’uocchie
Na pasticca,
na pumpetta
Na serenga o
na supposta
Na stupenda
merecina
C’à o
rulore fa passà
Io quanno ero
guagliunciello
Miezo e prete
vulea stà
Tra martiell,
mazze e ponte
L’ossa
vecchie a sfussecà
Ma a fortuna,
a ciorta o il fato
Miezo a’
via m’a fatto stà
Cu na borza
chiena e carte
M’arritrovo
a parte e c’à
‘o chiù
bell’
o sai cheré?
E’ c’he a
fa chesta fatica
Grande sfizio
po’ c’è stà
Puo’ n’cuntrà
o simpaticone
Puo’ n’contrà
l’appucundruto
Puo’
conoscere nu genio
Ma c’è stà
pure o chiù scemo
Curre
n’coppa, curre a sotto
Va chiù
forte e nu “rioplano”
Pe vedé, stà
merecina
E fa vennere
de chiù
Stà
chi dice “te diverte,
stà fatica
vurria fa’,
gir o munno
tutto attuorno,
che fatica
mai sarrà?”
Quanno sento
sti parole
v’assicuro,
v’acceresse
quattro buffe
v’azzeccasse
comm’e e
purpe v’e trattasse
cu nu
muorzo n’copp a capa
‘o spitale
v’e mannasse
io me faccio
o mazz tant
e cu a
‘nviria e tutte quante?
|
Nun
fa niente, ve perdono
Tant’o
saccie, nun è arraggia
Solamente,
v’assicuro
Quanno
‘o juorno
Torno
a casa
Tutto
stracquo e accalurato
O
cunforto d’o divano
A
freschezza e na sciacquata
Tutto
o male, a frenesia
Insieme
a l’acqua passarrà
E
vo giuro, a chillu punto
Quann’
overo me rilasso
So
cuntento da fatica
So
cuntento p’e l’amice
So
cuntento overamente
Cu
a certezza, e nunn è poco
C’a
o tiatro c’a ogni giorno
Recitamme
cu passione
E’
‘na recita sincera
E’
‘na recita c’o core

Il Pensatore
di
Anna Altamura
Un
anonimo mi ha detto:
“La
tua vita è un soffietto”.
E
così presto e fatto...
Mi
ha tirato dietro un merletto.
Annuendo
amorevolmente;
ho…buttato
quel merletto fra la gente.
E
chi lo prendeva di qua chi lo tirava di là.
E…insomma
nessuno ne sape
Che
se ne ha da fa’.
Io
che sono un pensatore
E
che per l’anonimo un soffietto sempre rimarrò
Ho
desunto da tutti questi tirabusciò,
Che
il migliore partito è
Soffiare
senza impeto nelle case.
Soffiare
ad un orecchio alle mimose.
Soffiare
a un amore morente.
Soffiare
e poi ancora…insistere!
Anche
se sai che sei un deficiente. |