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Kids 3-D
Game Over
Starring:
Antonio Banderas, Carla Gugino, Alex Vega, Daryl Sabara, Ricardo Montalban,
Holland Taylor, Sylvester Stallone, Mike Judge, Salma Hayek, Matthew O'Leary,
Emily Osment, Ryan James Pinkston, Robert Vito, Bobby Edner, Courtney
Jimes, Cheech Marin, Danny Trejev, Alan Cumming, Tony Shalhoub, Steve
Buscemi, Bill Paxton
SENZA ALCUN DUBBIO L’UNICO E VALIDO MOTIVO D’INTERESSE
PER CONTINUARE A SORBIRCI LE avventure degli spy kids più famosi
della storia del cinema è l’utilizzo, per le loro nuove imprese, della
tecnologia 3D... ovvero la tridimensionalità: indossando degli occhiali
speciali potremo immergerci nella realtà virtuale di un videogioco dove i
giovanissimi Carmen e Juni Cortez dovranno provare a sconfiggere il
terribile giocattolaio (Sylvester Stallone riciclatosi in un ruolo
comico!), genio del computer e brillante inventore dotato di personalità
multiple.
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L’unico motivo per cui sono andato a vedere è il fatto che la maggior parte del film era girata in stereoscopia, ed alla cassa distribuiscono i famosi occhialetti di cartone, quelli con la gelatina rossa e blu, la qual cosa mi ha fatto ritornare indietro di cinquant’anni, quando il cinema tridimensionale sembrava dovesse diventare la più grossa novità nello spettacolo di massa della seconda metà del ventesimo secolo. Invece non è stato così. Dopo un inizio sensazionale, il 3D ha conosciuto una rapida decadenza ed è stato in breve dimenticato, salvo poi riapparire saltuariamente come un fiume carsico in alcune particolari occasioni. In effetti la fotografia stereoscopica è una cosa molto vecchia, che appassionava i nostri bisnonni molto prima dell’arrivo in Europa del famoso WiewMaster negli anni ‘50. Esistevano delle macchine fotografiche portatili e stereoscopiche già nel primo Novecento. Esse avevano due obbiettivi che fotografavano la stessa scena da due punti di vista leggermente diversi. Si otteneva così una doppia istantanea. Poi con un visore portatile munito di lenti si sovrapponevano le due immagini, e l’illusione della tridimensionalità era perfetta. Il cinema in 3D si basava circa sullo stesso principio: vi erano praticamente due film leggermente sfasati, uno girato con un filtro rosso e l’altro con uno blu, i quali venivano proiettati contemporanemente. Gli occhialetti di cartone creavano l’illusione della profondità di campo. In effetti, i primi esperimenti furono tentati addirittura ai tempi del muto, ma senza troppo successo. Purtroppo il sistema era costoso e complicato. La macchina da presa pesantissima non consentiva molte varianti nelle inquadrature, e nelle sale era necessario disporre di ben due macchine da proiezione. Inoltre il 3D andava molto bene con le pellicole in bianco e nero, ma era sconsigliabile per il technicolor, poiché alterava in maniera terribile tutte le principali sfumature di colore. Forse per questo motivo nessuno dei capolavori del cinema di fantascienza di quegli anni come Cittadino dello Spazio (1955) e Il Pianeta proibito ( 1956) furono girati in 3D. In queste condizioni è chiaro che i produttori tirarono tutti un grosso sospiro di sollievo con l’avvento del Cinemascope, considerato subito l’unico mezzo adatto a combattere la micidiale concorrenza della televisione, e della grande stagione del cinema in 3D non rimase più nulla, salvo alcune apparizioni sporadiche per motivi sensazionalistici. E’ questo il caso di Spy Kids 3-D – Game Over. Dopo il primo sequel, la vicenda dei ragazzini terribili che giocavano a fare gli agenti segreti era stata sfruttata come un limone. Ma qualcuno pensò che da quell’idea ridicola si poteva spremere ancora qualcosa, e decise di promuovere il terzo film della serie. Convinti che bisognava inventarsi qualcosa di nuovo, gli gnomi di Hollywood contattarono allora il grande regista Robert Rodriguez, quello del film Dal tramonto all’alba e gli offrirono una camionata di soldi, convincendolo a fare quello che rimarrà senza dubbio il peggior film di tutta la sua carriera cinematografica passata, presente e futura. Una vera porcheria. Evidentemente Rodriguez deve essere molto scarso quanto a dignità personale. Ma non bastava ancora. Ogni volta che a Hollywood non sanno più che pesci pigliare per attirare l’attenzione del pubblico su di un determinato film, allora decidono di girarlo in 3D. Naturalmente in questo caso i problemi tecnici sono stati molto semplificati, poiché le doppie immagini sono state create con il computer, ma il principio è rimasto lo stesso. Il film si risolve in una serie di giochetti per bambini in realtà virtuale, tutta roba vista e stravista con un sacco di effettacci scontatissimi ai quali la tridimensionalità delle immagini non aggiunge nulla di nuovo. Anzi, la ripetitività di certe sequenze finisce per generare nello spettatore un senso di stanchezza e di noia. Nemmeno la presenza di attori come Sylvester Stallone, George Clooney e Antonio Banderas, accompagnata dall’apparizione a sorpresa di Elijah "Frodo" Wood riesce a risollevare le sorti di questa pellicola bolsa, stupida e fallita in partenza. Mi sono trovato a rimpiangere i vecchi film tridimensionali degli anni ’50, molti dei quali purtroppo arrivarono in Italia nella versione "normale"e desolatamente piatta. Perfino l Mostro della Laguna Nera, famoso film di Jack Arnold (1954) girato in 3D con delle sequenze geniali che sfruttavano pienamente le potenzialità della stereoscopia, arrivò da noi come una delle tante pellicole di mostri bidimensionali in bianco e nero. L’unico film di fantascienza che alla tenera età di sette anni ebbi il piacere di gustarmi nella versione originale in 3D fu Destinazione Terra (1953), diretto sempre dal grande Jack Arnold. Mi ricordo che dopo la fine della prima rappresentazione restai dentro al cinema per godermi lo spettacolo una seconda volta, dando ogni tanto un sbirciatina alle facce stupite degli spettatori durante le scene più impressionati. In particolare, quando gli alieni sbattono la porta dell’astronave in faccia al giornalista John Pottman (Richard Carlson) provocando una frana, la cascata di pietre sembrava arrivare in faccia agli spettatori, e molti di essi tentavano di schivarsi con un irresistibile effetto comico. Nulla di tutto ciò ho notato durante la proiezione di Spy Kids 3 –D – Game Over . Anche i bambini ostentavano delle annoiate facce di pietra. Ed è logico. Ormai si trova molto di meglio in qualsiasi "playstation" e nelle sale giochi di terza categoria. Gianni Ursini |
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