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                  Edizione straordinaria del Gazzettino

Mestre
pomeriggio del 13 settembre

Ci radunano in una caserma abbandonata; il locale reca i segni del saccheggio subito, ma cerchiamo di riposare. I tedeschi addetti alla nostra sorveglianza sono coadiuvati da carabinieri italiani, da militi fascisti e da agenti di polizia che portano al braccio sinistro una fascia bianca con sopra un emblema tedesco. A tarda sera ci portano alla stazione, ci fanno salire sui carri bestiame in numero di sessanta per carro e piombano, le porte, come si fa normalmente con la merce da spedire. Restiamo nei carri tutta la notte. Tra spinte e sballottamenti collettivi giunge finalmente il giorno e si intravede qualche raggio di sole nell’oscurità dei carri. Poi l’effetto del sole comincia a farsi sentire: fa caldo, manca l’aria, qualcuno implora un sorso d’acqua, un altro ancora si lamenta perché manca l’aria, molti sono gli uomini che si accodano alla protesta, manca veramente l’aria.



              M. Stammlager XI-13 - Fallingbostel

I tedeschi, per risposta, sparano con i mitragliatori; mi sembra di vivere in un brutto sogno, sento una fitta al braccio sinistro, mi accorgo di essere ferito, il dolore si fa sempre più insopportabile, mi addormento per qualche istante, ma vengo subito svegliato da grida laceranti che chiedono acqua. Aumenta l’avvilimento e lo sconforto, dimentico perfino il dolore della ferita, cerco di rassegnarmi. Frugando fra le poche cose che porto nello zaino mi capita tra le mani un romanzetto edito dal Corriere della sera dal titolo "Cuori giovani"; c’e ora più luce nel vagone, incomincio a leggere qualche pagina, mi assento totalmente dal mondo esterno, riesco a trovare finalmente un po’ di pace.

Settembre 1943
in tradotta

Viaggiamo da parecchio, non so più che giorno e, l’aria nel vagone si fa fredda. Il viaggio e caratterizzato da fasi drammatiche, c’è un morto tra noi e qualcuno che mastica qualche parola di tedesco cerca di segnalarlo all’esterno "ein kamerad ist kaput", ma nessuna risposta, continua la tragica corsa. Finalmente un fragoroso stridio di freni ci segnala il rallenta- mento della tradotta; la marcia si fa sempre meno veloce e alla fine il treno si ferma. C’e silenzio assoluto per qualche istante e ci guardiamo incuriositi ed impauriti. Una parvenza di sollievo poi ci e data dal rumoroso aprirsi dei portelli del vagone. I tedeschi gridano e sparano in aria, ci segnalano che dobbiamo scendere. Le sentinelle ci fanno capire con mille gesti che possiamo provvedere ai nostri bisogni. Ci troviamo in aperta campagna, 1’aria e pungente, nessun segno di vita nell’immensa distesa di verde. Le sentinelle diventano di nuovo furiose, riprendono a sparare in aria: dobbiamo ritornare sul treno. Si ripetono i cerimoniali della piombatura dei portelloni del vagone. Si ricomincia la corsa verso l’ignoto.