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Terra di Germania
settembre 1943

Un angolo di Fallingbostel
Il morale e molto basso
e dubito che questo diario possa arrivare alla fine. Sono le ore 13 del 18
settembre, si giunge a Fallingbostel in prossimità di Hannover,
circondario di Berlino, dove ci ammassano in un grande campo segnato con
un numero a caratteri molto grandi: "357 Stalag".

Comizio nei lagher
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L’ingresso al campo
non e certo di quelli trionfali, in quanto i prigionieri gia presenti nel
campo, in gran parte francesi, ci accolgono con fischi ed insulti, ma non
badiamo molto a questo: siamo troppo preoccupati, i nervi sono a fior di
pelle, ci si mette anche la stanchezza e lo sconforto. Vengono prese le
impronte digitali, ci fanno le fotografie, ci schedano tutti, subiamo
anche un sommario interrogatorio, dopo di che ci danno del pane nero e
duro, quasi ammuffito, con dei formaggini di colore arancione e dal sapore
agro-acidulo. Pernottiamo in grandi baracche con pareti in muratura e
tetto di legno, prive di luce; si dorme sulla nuda terra. Passiamo li
alcuni giorni e siccome la fame si fa sentire incominciamo a nutrirci con
erba e rifiuti. Perdo quasi del tutto la cognizione del tempo. Le
sentinelle hanno sempre il fucile in posizione di sparo, con baionette
innestate, sono molto arroganti, urlano sempre e sempre con gesti
dispregiativi: e difficile capire quello che dicono, si riesce a decifrare
solo la parola "Scheisse Badoglio!" (Merda Badoglio) Devono
veramente odiarci tanto. Al campo arrivano alcuni ufficiali fascisti.
Improvvisano un palchetto, e un ufficiale fascista della M.V.S.N.,
(Milizie Volontarie Sicurezza Nazionale) con fare mussoliniano e protetto
da uno schieramento di soldati tedeschi, ci annuncia che Mussolini e stato
liberato, che in Italia si va formando un nuovo stato con a capo il duce,
e che bisogna percio aderire a questo governo e riprendere la guerra a
fianco dell’alleato tedesco per ritrovare finalmente la via dell’onore.
Alle parole dell’ufficiale fa eco un tumulto di fischi, urla e rumori
caratteristici tipicamente napoletani; alcuni fascisti, sbucati da non so
dove, cercano di coprire il non gradito frastuono, con inni fascisti,
mentre 1’alto- parlante continua a diffondere la voce rauca dell’oratore
gerarca. I tedeschi, con raffiche di mitra sparate in aria, fanno
sgomberare il campo e ci spingono, gridando, nelle baracche. Dopo un’apparente
calma, ci danno alcuni frammenti di rape, ci assegnano una piastrina
recante un numero di matricola, il mio e 159670 XI – B ; ci dividono poi
in gruppi da 200 in base al mestiere esercitato da civile. Quello dei
sarti e calzolai, il mio, e contraddistinto dal numero 14/A. Il giorno
dopo il mio gruppo viene condotto in un altro campo vicino, contrassegnato
dalla scritta M. Stammlager XI – B; ci assegnano la baracca n. 44/A;
alla nostre spalle si trova la baracca assegnata ai russi con il numero
44/B. I russi ci accolgono con simpatia e comprensione, si incomincia a
fraternizzare. Riceviamo una piccola coperta, una zuppa composta da rape
bollite e tre patate lesse a testa: ci sentiamo ora più confortati, anche
perché, siccome la baracca ha la luce elettrica e letti a castello di tre
piani, si sta molto meglio rispetto al campo prece- dente. Riusciamo a
riposare. Alle cinque del mattino un caporale maggiore tedesco ci dà la
sveglia con un fischietto e poi grida "Aufstehen!". Vuole
sembrare cattivo a tutti i costi, ma il suo
(segue) |