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Mi specializzo
in borsa nera
Nel recinto dei
prigionieri assistiti dalla Croce rossa internazionale di Ginevra, trovano
posto 100 olandesi, 300 belgi, 500 serbi, 1000 polacchi, 2000 francesi,
4000 americani e 5000 inglesi, tutti assistiti in modo per noi eccellente,
appunto dalla Croce Rossa, con un pacco mensile colmo di ogni ben di Dio.
Nel recinto dei prigionieri non assistiti, dove appunto mi trovo, 1500
italiani, 100 cecoslovacchi, 1000 russi ed una massa imprecisata di
mongoli che viene tenuta isolata con vigilanza speciale. I russi nutrono,
e non sono riuscito a sapere il perché, un odio profondo e sentimenti di
disprezzo, appunto per questi ultimi. Il nostro recinto viene chiamato dai
tedeschi "untermensch" (sottouomini). Vista la condizione dei
prigionieri dell’altro campo, alcuni coraggiosi del nostro campo pensano
bene di organizzare una specie di rudimentale baratto: in cambio di
cibarie si forniscono prodotti del tipo artigianale e nasce, cosi, una
vera e propria borsa nera. Nella nostra baracca, come gia accennato, siamo
200 prigionieri tra sarti e calzolai, fatta eccezione per alcuni militari
di carriera, e tutti, appena cala la notte, alla luce di lucerne ricavate
da lucido per scarpe trafugato ai tedeschi, ci diamo da fare a scuci- re,
rivoltare, ricucire dei cappotti vecchi per ricavarne giacche dai modelli
più strani, mentre i calzolai, da vecchi stivali, sono capaci di tirare
fuori scarpe e pantofole; il tutto e eseguito a mano, una vera e propria
produzione di alto artigianato. Questi prodotti vengono scambiati con le
cibarie dei prigionieri dell’altro campo. All’attivita notturna di
sarto sto alternando quella di pittore; con materiale di emergenza:
colori, cartoncini e matite, fornitemi sempre dagli "assistiti",
faccio dei disegni- souvenir del campo. Il difficile di questa attività e
passare in modo indenne i reticolati che separano i campi ed eludere la
sorveglianza delle sentinelle tedesche. In un certo modo, strisciando
nella polvere, come si fa in prima linea, si riesce ad arrivare alle
baracche dell’altro campo e si scambiano i primi manufatti con merce
varia, scatolami di viveri, cioccolata, sigarette ed altri generi.
Fortunatamente anche i soldati tedeschi non fanno una vita sfarzosa;
ricevono, ad esempio, solo tre sigarette giornaliere, quindi si fanno
facilmente corrompere, e in cambio della nostra merce, riescono a chiudere
un occhio. Bisogna comunque stare molto attenti e al momento del passaggio
dei reticolati non bisogna essere investiti dal fascio di luce emesso dal
proiettore delle torrette di guardia che ogni cinque minuti illumina i
reticolati, poiché le sentinelle delle torrette sparano con le
mitragliatrici su tutti quelli scoperti a varcare il recinto, inoltre
mettono in funzione la sirena d’allarme, ed allora veramente non c’e
alcuna via di scampo. Purtroppo gia abbiamo avuto alcune vittime della
"borsa nera", ma questo non ferma l’attività, troppo
importante per la nostra sopravvivenza. |

Ingresso del campo
Questo tipo di attività ha
tra gli altri un grosso pregio: lascia passare il tempo più in fretta, ma
anche un grande difetto: quello di non lasciare spazio per il
sentimentalismo e infatti molti dimenticano di avere una famiglia o
persone care che aspettano, e si lanciano nelle più arrischiate imprese
pur di raggiungere la meta. I tedeschi, quelli non corrotti, si sono
accorti da qualche tempo del miglioramento del nostro stato di salute ed
hanno

Il caduto
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