|
|
Noi prigionieri, senza
distinzione di età e di sesso, entriamo nei locali docce, sperando che
dai diffusori esca veramente acqua e non gas. Dopo la doccia, (non
descrivo il terrore che si diffonde quando a causa del gelo, l’acqua
tarda a venir fuori e si pensa subito al gas), passiamo negli essiccatoi,
locali dove, per effetto della evaporizzazione, i nostri corpi si
asciugano.

Il rancio (sbobba)

Tipi di prigionieri

Tipi di prigionieri
|
I locali sono piccoli e
noi siamo veramente tanti, ammassati come sardine in scatola ed emaniamo
un cattivo odore che in breve tempo rende quella poca aria irrespirabile.
Alla fine, dopo circa due ore di calvario, veniamo spinti fuori all’aperto
dove ci attende un russo con giganteschi baffi che unge munito di apposito
pennello, le parti più intime di ogni prigioniero con una sostanza che
provoca un maledetto bruciore; sarà forse qualche sostanza di tipo
insetticida, visto che nel campo i pidocchi sono l’unica cosa che
effettivamente abbonda. Dopo la spalmatina ci rivestiamo con gli abiti che
non sono mai gli stessi di prima e ci sottoponiamo ad una ripetuta sorta
di appello. Alla fine, incolonnati per cinque dalle sentinelle, marciamo
verso la nostra baracca, dove ci attende la gustosissima sbobba:
immangiabili barbabietole bruciacchiate, scarti degli zuccherifi- ci,
condite con terriccio vario dal sapore indefinibile.
Giorno di nuovi arrivi
L’arrivo di nuovi prigionieri e visto
un po’ come 1’arrivo del giornalaio; si riesce ad avere notizie sul
mondo esterno e su fatti che i giornali che arrivano al campo non ci fanno
certo conosce- re. Oggi e arrivato un contingente di prigionieri
provenienti dalla Polonia: si tratta di italiani catturati a Napoli e
infatti la maggior parte di essi e formata da napoletani. Non perdiamo
tempo e, attraversato il filo spinato, riusciamo ad avere notizie su
Napoli. Apprendiamo che i tedeschi a Napoli non hanno avuto vita facile.
Esultiamo per queste notizie che rappresentano una piccola rivincita nei
confronti dei nostri carcerieri. I nuovi prigionieri indossano abiti
estivi: chi ha i pantaloni corti, chi ancora il pigiama, chi una divisa
militare. Vengono considerati dai tedeschi prigionieri civili e certamente
saranno trasferiti in un altro campo, per poi lavorare negli zuccherifici
o negli arbeikskommando. Arrivano anche prigionieri civili polacchi, per
la maggior parte giovani, donne, vecchi e bambini, scortati dalle SS;
hanno un portamento fiero e ci salutano calorosamente. Le donne sono
bellissime, hanno quasi tutte i capelli biondi e le sofferenze che
certamente avranno patito non sono segnate sui loro volti. Indossano
pantaloni e, al contrario dei prigionieri italiani, pesanti cappotti, sono
stranamente allegre e cantano canzoni tipiche della loro terra.
Apprendiamo che si tratta dei valorosi insorti di Varsavia. Il nostro uomo
di fiducia, il maresciallo italiano Boscaini Mario, interpretando il
nostro desiderio, offre loro la nostra spettanza di sbobba, gesto molto
gradito ed apprezzato dai polacchi, ma non dai tedeschi che certamente ci
riserveranno una buona razione di punizioni. Nello stesso giorno si nota
gran movimento alla baracca 45, il lazaret; più tardi apprendiamo che i
malati saranno trasferiti a Bergen. Tra di loro c’è un mio caro amico,
il sergente Maggiore Belfiore Silvestro; spero di poterlo ancora rivedere. |