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Dicembre 1944
Follingbostel
II Natale nel Lager
E’ Natale, nasce il
Signore, ma in noi sta morendo qualche cosa, forse la speranza di uscire
da questo incubo. Nascerà anche fra noi il Signore? Il pensiero vola alle
mura amiche della propria casa, alle persone care, ai genitori, all’aria
che si respira in questi giorni nella propria città. E’ proprio quello
l’unico pensiero fisso, la mia casa con mia madre sola ad aspettare e a
sperare tra le preghiere. Mi viene il desiderio di riabbracciarla e di
confessarle quel bene infinito che le voglio e che per il mio carattere e
la mia timidezza non le ho saputo mai dimostrare. Sul viso segnato dal
dolore e dalle continue sofferenze trova difficoltà a scendere anche
quella povera lacrima che i miei occhi non riescono a trattenere. Non
posseggo una foto,dei miei genitori, forse guardandola troverei un po’
di serenità, ma i tedeschi mi hanno tolto anche quella. E’ un giorno d’amore,
ma io non riesco a provare che odio per quei barbari che ci stanno
riducendo come bestie. Prego il Signore che sta per nascere che mi dia la
forza di saper perdonare: non è da cristiani odiare, lo so, ma e troppo
il male che abbiamo e stiamo subendo. Non so pregare perché non l’ho
mai fatto e forse le parole che uso non sono quelle giuste, ma sono
sincere, anche se so che non sono degno di chiedere nulla: "Aiutami a
tornare sui retti sentieri e ad abbandonare questi sentimenti d’odio,
aiutami ad uscire da questo inferno". Tra mille pensieri, mille
malinconie, mille preghiere giunge anche nella 44 la mezzanotte, nasce
anche tra noi il Signore: Don Siro, il cappellano militare, tira fuori
dalla sua valigia un abito sacro che ci appare bellissimo. E’ la prima
volta che lo vediamo indossare i paramenti sacri e dire la messa. Sullo
sfondo di quel- 1’improvvisato altare si scorge un rozzo presepe da me
disegnato appeso ad un muro. Fuori nevica e si crea improvvisamente un’atmosfera
natalizia, la magia del Natale, interrotta solo dai continui richiami del
nostro stomaco, che mai come ora e proprio vuoto. Non abbiamo mangiato
quasi nulla, perché siccome i tedeschi dovevano festeggiare, hanno chiuso
le cucine ed il pranzo natalizio e stato più povero di quello degli altri
giorni: una fetta di pane (un Kg da dividere in undici) 30 grammi di
margarina e 10 di marmellata. |

Notizie dai lagher
Tra i rumori dello stomaco e la
predica del cappellano nasce finalmente il Signore che certamente non
poteva scegliere un posto migliore per venire al mondo. Non dimentichiamo
che anche Egli era un ebreo.
Gennaio 1945 - Follingbostel
Con il Natale arriva anche il nuovo
anno e ci scambiamo gli auguri forse per sentirci ancora vivi, ancora
esseri umani.Insieme al "Signore" arriva anche un illustre
personaggio al nostro campo, il Nunzio Apostolico di Berlino e i
cappellani di tutte le nazionalità si danno un gran da fare per
preparargli una degna accoglienza. I tedeschi per 1’occasione radunano
tutti i prigionieri di religione cattolica in un campo assistito dalla
Croce Rossa internazionale; riesco a distinguere francesi, americani, un
esiguo numero di inglesi, polacchi, cecoslovacchi. Anche se sono state
innalzate centinaia di bandiere non si riesce a coprire lo squallore dei
reticolati e 1’apparente aria di festa non riesce a camuffare la
sofferenza sui nostri volti. Un imponente altare e stato innalzato al
centro del campo e noi siamo tutti li, ad attendere la parola del Signore,
inquadrati come soldatini di legno. Tra gli applausi, non spontanei, ma
abilmente richiesti dai nostri cappellani, appare, salutando con fare
papale, il Nunzio Apostolico e celebra poi la Santa Messa per
"salutare degnamente 1’anno nuovo". Durante un’accademica
predica dice di invidiarci, perché le nostre condizioni disastrate gli
ricordano le piaghe di Cristo, le nostre sofferenze non sono diverse dalle
sofferenze patite dal Signore, e quindi noi prigionieri siamo degli
eletti, dei beati, i più vicini a Cristo. A questa confortante predica
non tarda a giungere una degna risposta: viene da un prigioniero italiano,
che, in simpatico dialetto romanesco, grida al prelato, di essere pronto,
anche se "con sommo dispiacere", a cedere il suo posto di
prigioniero in cambio di quello del Nunzio Apostolico. |