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Tra mille risate, il Prelato, invece di sentire profonda gioia per questa proposta che potrebbe portarlo più vicino al Signore, prova imbarazzo e forse capisce di averla detta veramente grossa, ma con gran fare da vecchia volpe, incomincia a pronunciare delle frasi in latino e quindi porta a termine la Messa. Non so che fine ha fatto il prigioniero italiano che ha proposto il generoso scambio; so solo che i tedeschi hanno fatto visita- re al Sommo Prelato punti strategicamente stabiliti del campo, come le baracche dei prigionieri assistiti, che per 1’occasione, sono state preparate quasi a festa. Non ha visto, pero, e forse non era suo interesse vedere, le cose che fanno male, non ha visitato le baracche di noi prigionieri non assistiti dalla Croce Rossa, non ha visitato il Lazaret, non ha visto gli uomini che si spengono giorno dopo giorno come candele, a causa della fame, dei maltrattamenti, non ha visto i prigionieri uccisi a sangue freddo, i bambini assassinati perché piangevano per le troppe sofferenze, non ha visto i prigionieri lavorare come schiavi nelle miniere, nelle cave e nei campi, non ha visto niente, la sua coscienza e a posto. La visita del Prelato mi ha tanto ricordato le superficiali quanto false visite "dei signori di Ginevra" che dopo le loro ridicole ispezioni, chissh quante bugie raccontano all’umanità. Umanith che anch’essa si sta creando forse un certo alibi: e vera- mente possibile che nessuno sia a conoscenza di tanta tragedia? E’ possibile che il Papa, capo della Chiesa Cristiana, non sia a conoscenza di tutto ciò? Sono cose che solo Dio sa, e che certa- mente domani saprà giudicare. Io spero solo che, nel frattempo, Egli non ci faccia mancare la forza di saper resistere Con il Natale e andato via anche quell’aria mistica, che face- va apparire tutto forse meno brutto ed e rimasto solo il freddo, la neve, la brutalità dei tedeschi. Con il freddo aumenta la mortalità, lo sconforto la fa da padrone, qualche prigioniero aderisce alla Repubblica Sociale Italiana, qualche altro e tentato di farlo; apprendo che Capo Tomassi ed il Tenente Scala sono passati con i fascisti ed anche qualcuno della nostra baracca fa la stessa cosa, con la sola scusa di non farcela proprio più.

 

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Inverno 45 – Follingbostel

Intanto i tedeschi non riconoscono più il nostro stato giuridico di internati militari e sistematicamente trasformano i prigionieri in internati civili, anzi, come dicono loro, in liberi lavoratori come da accordi presi con la Repubblica Sociale Italiana. Certamente sarà un’altra trovata tedesca che nasconde chissà che cosa.  La trasformazione da internato militare a "lavoratore libero" e riservata solo ai prigionieri che ne fanno libera richiesta: a questi viene consegnato il numero di matricola ed il passaporto, una specie di carta di identità, nonché le carte annonarie. Questi privilegiati sono poi affidati alla stretta sorveglianza della Folkstorm (difesa civile) e della gendarmeria, vivono in apposite baracche e fanno i lavori più strani. Abbiamo appreso che per aderire, non bisogna firmare nessun documento di compromesso, oltre alla richiesta di adesione e alla dichiarazione in cui il prigioniero si impegna a non aver alcun rapporto di tipo sessuale con le donne tedesche. Nel nostro campo fino ad oggi pochissimi prigionieri hanno chiesto questa trasformazione; il gruppo sembra abbastanza com
patto e pronto a rifiutare tali proposte e inizia cosi una nuova battaglia per la resistenza. Resistenza che non può far certamente a meno della nostra attività clandestina, che giorno dopo giorno si perfeziona e si intensifica. Con pezzi barattati, alcuni esperti riescono a mettere su una rudimentale radio e si incominciano ad apprendere cosi notizie dal fronte, notizie vere, non come quelle apprese dai giornali che circolano nel campo. Si apprende, con grande gioia, che gli americani con massicci bombardamenti provocano grandi difficoltà e gravissimi danni alla Germania, e che i tedeschi non trovano un solo momento di tregua e sono in continuo allarme. Queste notizie trovano riscontro, tra l’eccitazione generale dei prigionieri, nel continuo e assordante rombo dei bombardieri alleati che sorvolano i campi di concentramento. Cresce il morale e la speranza di uscire vivi da quest’inferno; sui nostri volti si può leggere qualche accenno di sorriso, cosa che certamente non si può leggere sui volti dei carcerieri tedeschi, che appaiono giorno dopo giorno sempre più insicuri: incominciano a dubitare della potenza del "grande Reich", forse anche loro, nonostante l’innata brutalità che li accompagna, sperano nella fine della guerra.