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16 aprile 1945
Follingbostel
E’ un mattino radioso
e il sole splende alto nel cielo. C’e aria di allegria al campo,
giustificata dall’assenza dei tedeschi. Mentre mi aggiro tra le baracche
alla ricerca di qualche valida spiegazione di tutto ciò, vengo attratto
da grida di gioia che provengono dai reticolati. Mi precipito a vedere che
cosa sta succedendo e resto sbalordito alla vista di centinaia di
prigionieri che dai reticolati e dai tetti delle baracche agitano le
braccia e indumenti vari tra mille grida in segno di saluto. La notizia
del per- ché di tanta agitazione, giunge più veloce di un razzo;
Fallingbostel e stata occupata dalla 7’ divisione motocorazzata della
seconda Armata inglese. In un baleno i reticolati vengono abbattuti ed
entrano tra applausi e urla di liberazione i primi inglesi che prendono
possesso del campo. Sta succedendo veramente qualcosa di meraviglioso;
dopo due anni gli inglesi ci restituiscono la LIBERTA’
Una valanga umana si riversa fuori dai cancelli travolgendo ogni cosa;
invade Fallingbostel in preda al panico. Sono i sintomi di una follia
collettiva, maturata in due anni tra violenze, brutalità e morte. La
calma che aveva preceduto questo giorno esplode in tutta la sua violenza.
Fallingbostel viene presa d’assalto, i grandi magazzini militari sono in
preda al saccheggio ed alle fiamme. Ognuno porta via qualcosa, un qualcosa
che i tedeschi ave- vano sottratto durante le loro terribili e disumane
invasioni. Per le strade non si vedono tedeschi, né civili, né tanto
meno militari, si vedono solo lunghe autocolonne militari alleate che
scorrono veloci lungo la strada.
Qualche civile tedesco, intanto, con mezzi di fortuna cerca di lasciare il
paese e qualche soldato viene fatto prigioniero. Si sono invertite le
parti, ora sono loro che hanno paura. Tra tanta confusione, tra tanta
gioia, sta accadendo qualcosa di strano in me, anzi di bellissimo. Come
per incanto non provo alcun odio per i tedeschi, anzi, per quei soldati
che ci avevano fatto tanto male, ora nostri prigionieri, provo pietà. Li
vedo li atterriti, forse perché si aspettano da noi altrettanta crudeltà
e in preda allo smarrimento più assoluto. Comunque nessuna violenza viene
fatta ai prigionieri, anche se in molti avrebbero ricambiato volentieri il
tanto patire dei due anni di prigionia.
Sono trascorsi diversi
giorni da quel glorioso 16 aprile; nel campo e ritornato l’ordine più
assoluto.
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Il sogno diventa
realtà

Colui che non tornerà
I prigionieri morti che erano stati ammassati come stracci dai
tedeschi, hanno ricevuto una sepoltura, con l’aiuto non spontaneo dei
civili tedeschi, civili che da signori si erano sempre nascosti dietro al
famoso dito, fingendo di non sapere niente delle atrocità dei lager, ma
che ora vedevano e toccavano soprattutto con mano le vittime delle
barbarie dei loro connazionali militari. Si
creano purtroppo delle fosse comuni. I morti sono vera- mente tantissimi,
e si cerca di dare la giusta pace e l’ultimo saluto a chi ha tanto
patito, a chi giorno dopo giorno, ha invocato come liberatoria la morte, a
chi non e sopravvissuto e non ha potuto gioire di quel 16 aprile, giorno
tanto atteso e tanto invocato. Ora sono li nella nuda terra straniera e i
loro genitori non avranno mai un corpo su cui poter piangere. La loro
giovane vita e stata interrotta dalla cattiveria altrui, una cattiveria
inaudita che inspiegabilmente giorno dopo giorno si abbatteva, e sempre
con maggiore violenza, su indifesi esseri umani. Una violenza che noi
siamo pronti a perdonare, e forse tra cento anni dimentiche- remo, una
violenza che dovrà aprire gli occhi al mondo intero, per evitare che
altri errori e orrori come questi vengano commessi. |