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Gli "ex prigionieri
festeggiano
il 1° Maggio

La giornata si presenta alquanto grigia: tra le nuvole basse un pallidissimo sole ci fa l’occhiolino e poi scompare tra il grigiore. L’aria e fredda e pungente e in giro c’e gran movimento, quello delle grandi occasioni. Usciamo dal campo in maniera che non esito a definire superba; siamo puliti e direi quasi belli nella nuova uniforme color caki. Al cancello di ingresso una sentinella inglese ci presenta le armi... sussultiamo, e il primo indizio di una riacquistata dignità di uomini e di soldati. Ci rechiamo a nord della città militare di Fallingbostel, dove, in una vasta area erbosa, sono adunate le rappresentanze delle varie nazioni presenti al campo XI-B : russi, francesi, ceco- slovacchi, jugoslavi e un picchetto d’onore della Rojal artillery, avvolte da un festoso sventolio di bandiere e di cartelloni con le più svariate scritte. Sono presenti due compagnie di italiani; una e formata esclusivamente da ufficiali ed innalza un cartellone con la scritta "Salutiamo la gloriosa armata rossa". Ogni nazione e rappresentata dalla propria bandiera e noi abbiamo quella del Calatafimi. Un gruppo di bambini vestiti di rosso con cartelli scritti in diverse lingue, insieme a rappresentanze di internati civili e detenuti politici di varie nazionalità, fa da contorno a questa immensa e spettacolare parata militare. Alle dieci in punto arrivano le alte ufficialità: due colonnelli e un generale russo, due colonnelli italiani, il comandante del campo XI-B, un colonnello inglese e molti altri ufficiali di diverse nazionalità.
Uno dei generali russi prende per primo la parola, e, a nome del suo governo, esprime la più profonda riconoscenza e grande simpatia per le truppe alleate. Poi continua a parlare della guerra ancora in corso, dei prigionieri e trova anche delle parole di lode per la preziosa opera svolta dai partigiani italiani a favore degli alleati. Dopo il generale russo, si alternano sul palco un generale italiano che parla in lingua slava e personalità di altre nazioni.
-  Alla fine ha inizio una grande parata militare che sfila in modo superbo davanti al podio delle personalità militari. Una folla compatta si assiepa ai margini della strada per festeggiare i militari e accompagna con canti e battere delle mani il suono della banda. E’ proprio una grande festa. Arriva finalmente il nostro momento e sfiliamo orgogliosi tra le urla di approvazione della folla. Anche il capo-baracca della 44 del nostro campo, che ora riveste il grado di ufficiale del suo esercito, presente sul podio, al nostro passaggio grida ad alta voce CARASCIO’ ITALIASCK!!
Il nostro passo risuona sul selciato della strada come un preciso e ritmico suono di tamburo, ogni passo sembra calpestare la terra, una terra che certa- mente non e stata nostra amica: inconsciamente forse si vuole calpestare il corpo odiato della Germania nazista. Il passaggio dei militari e immortalato da fotografi e opera- tori cinematografici, mentre giornalisti di ogni nazionalità si affrettano a scrivere e documentare quest’altra pagina di storia. Sulla collina tuona a festa il cannone, mentre da lontano un gruppo di militari tedeschi e impegnato a scaricare carbone dai carri ferroviari, non so se sono più neri di carbone o verdi di bile. La giornata del 1° maggio si conclude al teatrino della Hitleryungenh con uno spettacolo di arte varia organizzato dai nostri ufficiali e il canto dello storico Inno di Mameli.



Giugno 1945 – Fallingbostell

Il comando inglese di occupazione di Fallingbostell dispone 1’accentramento di tutti gli italiani per organizzare le operazioni di rimpatrio e agli inizi di giugno veniamo trasferiti a Wietzendorf nel campo Offlager 83. All’ingresso del campo gli inglesi hanno affisso una tabella con la scritta ITALIAN P. W.X. OFFLAG 83. E’ un campo per ufficiali ed e comandato da un colonnello italiano di nome Testa. L’Offlager 83 e di dimensioni enormi, ma con molta fortuna riesco ad incontrare molti amici tra cui molti miei paesani. C’e anche un prigioniero famoso, 6865 e la sua matricola, si tratta di Giovanni Guareschi. E’ inutile dirlo, si comincia a parlare dei due anni di sofferenza; ognuno racconta la sua disavventura e inevitabilmente si parla con commozione e rabbia dei compagni scomparsi. Gli ufficiali italiani che recano ancora i segni delle sofferenze patite, si presentano ancora deperiti e raccontano cose raccapriccianti: molti di loro provengono dalla Polonia. La loro odissea, almeno dai racconti ascoltati, deve essere stata più dura della nostra, perché i tedeschi li hanno sottoposti a continui maltrattamenti ed impensabili umiliazioni C’e anche chi trova il tempo di organizzare una giornata per festeggiare tutte le forze appartenenti alla marina, e un personaggio famoso, che gia avevo incontrato in passato: il comandante Giuseppe Brignole. La data e fissata per il 10 giugno, e con immenso piacere e comprensibile orgoglio, mi viene affidato il compito di illustrare una cartolina per commemorare 1’occasione.
Anche per un modesto soldato come me, c’e spazio per un momento di gloria. Il 10 giugno resta una di quelle giornate da ricordare: il comandante Brignole tiene un lungo ed esaltante discorso e alla fine passa in rassegna le truppe e si trattiene cordialmente con tutti noi.

Agosto 1945 – Wietzendorf

In attesa delle operazioni di rimpatrio, le giornate passano tranquille ed abbastanza veloci: cresce pero il desiderio di rivedere i propri genitori, visto che ora non c’è più per noi alcun pericolo. Il mattino del 17 agosto, con la Missione Pontificia n’ 43 – A.M.G. - Lombardia diretta dal cappellano don Pasa, rappresentante nell’Offlager della missione stessa, si parte per l’Italia. Su un autocarro con rimorchio targato Milano 000908 prendiamo con euforia posto. Ci viene consegnato un biglietto recante il timbro del Comando del campo ed, insieme alle generalità di ogni militare, un numero: il mio e 152. Ci lasciamo alle spalle, e questa volta per sempre, Wietzendorf, senza nessuna nostalgia, se non per le belle ragazze conosciute.


Le immancabili belle ragazze