Introduzione alla storia 


sin dai Greci

TORRE DEL GRECO
Sappiamo che quasi tutto il corallo pescato nel mondo viene lavorato a Torre del Greco. La città ospita centinaia di laboratori. Migliaia di artigiani e dipendenti si tramandano il mestiere di generazione in generazione. Sebbene la recessione abbia inferto la sua bastonata anche al commercio del corallo, una sorta di decadenza è dovuta pure all'operato di qualche commerciante con pochi scrupoli che ha corrotto la linea secolare "arte-qualità".
Quindi la concorrenza orientale che in qualche caso è stata addirittura da noi addestrata. (Vedi sezione Arte di questo lavoro). La nostra città conta allo stato circa 110.000 abitanti. 30 Km. quadrati di territorio, 20 metri circa sul livello del mare, in media. Il clima, la fertilità del suolo ed il paesaggio, malgrado il cemento, esercitano ancora oggi attrazione per i forestieri.
L'eruzione del 1794 distrusse interamente la città. Noi non immagineremo mai la Torre di allora. Le famiglie di pescatori vivevano in abitazioni con poche aperture, fatiscenti; le strade erano strettissime, antri ed anfratti, tutto costruito dietro un metodo di difesa. Si contrapponevano solo i grandi edifici delle persone ricche; ma tutto divorò il Vulcano.
Oggi abbiamo una città moderna, una delle più popolose d'Italia, una delle maggiori direttrici di traffico (ahimè) tra Napoli e la Penisola sorrentina col Salernitano. Ma diamo un'occhiata alle origini: le versioni dei vari storici, come al solito, non sono concordi.
C'è chi vuole Torre fondata nel sito contrada Sola; altri sostengono che Ercolano era dove oggi è Torre, e così via. Ci sta bene che Torre fosse una parte di Ercolano, città molto ambita dal mondo antico. La contrada Sora, intanto va da S. Giuseppe alle paludi fino alla Torre di Bassano. Si ciarla che un cittadino greco trapiantò viti delle sue terre nella plaga vesuviana. Produceva così un vinello molto gradito alla Regina Giovanna. La Torre del Greco era non altro che la romita sua bicocca.
Ritorneremo sulle denominazioni più avanti nel testo. Sola e Calastro stanno per Torre del Greco come Romolo e Remo stanno per Roma. Quando l'Italia era sotto il dominio dei Greci la zona dei Mulini Marzoli, la Scala, lo scoglio luongo fu denominata Calistro o Calastro, vale a dire "Bella sponda". Si vuole che S. Pietro, nel secondo anno di Claudio (durante un viaggio in Italia) sbarcasse a Calastro per diffondere il Vangelo prima nei piccoli villaggi.
Un quarto di secolo dopo questo avvenimento il Vesuvio rase al suolo Ercolano, Sola, Calastro, Torre del vino o che dir si voglia. Era l'anno 79 dopo Cristo.
La costa vesuviana ha sostenuto insediamenti sin dalle origini della storia. Fu anche zona strategica di attività militari (vedi reperti archeologici), ma non poté risparmiarsi di divenire proprietà feudale. Non per sempre, grazie a Dio, perché, utilizzando il diritto di prelazione riscattarono la città dal feudo. Era il 1699. Torre del Greco fu feudo da quando il viceré Ramiro Fernandez Gusman, marito di Anna Carafa, vendette Torre, Portici e Resina. Abusi, angherie, sopraffazioni facevano del feudo una vera dittatura. Malgrado la peste del 1656 e gli strascici dell'eruzione del 1631 Torre, Resina, Portici e Cremano ottennero il riscatto anche dietro sacrifici pecuniari. Torre del Greco pagò 34.450 ducati. 10.000 torresi festeggiarono l'evento.
Nel XVI secolo la città incrementò la lavorazione del corallo e la pesca con una ragguardevole flotta.
Alla fine del 1700 Torre contava 16.000 abitanti. Ma lo "sterminator vesevo" nel 1794 si risvegliò dalla quiescenza con una devastante eruzione. Si racconta che solo mille persone circa rimasero nelle campagne. la popolazione evacuò nei paesi limitrofi e ritornò a disastro placato.
Agli albori del 1800 la città contava 16.000 abitanti e nel 1850 ne aveva circa 20.000 anime. Sempre più floridi la lavorazione del Corallo, la sua pesca, la frutticoltura, la pasta alimentare, ecc.
Nel 1841 fu costruita la ferrovia Napoli-Salerno e fu ripristinato il porto migliorando i contatti commerciali. Con l'unità d'Italia (1861) Torre superava i 20.000 abitanti per raggiungerne i 100.000 negli anni 70.
Lo Ius primae noctis fa arrossire qualche torrese perché si pensa che il riscatto baronale fu pagato dai torresi allo scopo di porre fine anche a questo tipo di sopraffazione. In primo luogo il Feudo non era un fenomeno torrese, ma generale. In secondo luogo nessun barone passò la prima notte con le spose torresi in generale; era un diritto, sembra, riservato ai soldati, che in determinati casi e dietro alcune regole gerarchiche si sottoponevano a questa sorta di "convenzione".
I nobili torresi, tra l'altro, avevano dei nomi di una antipatia unica: Giovanni Caracciolo Pasquiz, detto Sergianni, Antonio Carafa, detto Malizia, Francesco Carafa, Ettore Carafa, Anton-Francesco Carafa, Fabrizio Carafa, Giovan Francesco De' Sangro, Nicola Maria Gusman, Maria Anna Sinforosa Gusman-Velez de Guevara, Maria Geltrude deGuttemberg, etcetera.
In alternativa, intanto, all'ipotesi toponomastica di Torre ci è giunto che Turris Octava appare in documenti del 1300, ma le opinioni sull'origine del nome, a parte il vino greco,

sono disparate. Torre ottava perché fu la numero otto da Napoli? Torre octava perché tra Torre e Napoli vi sono otto miglia? Torre ottava perché otto volte distrutta dal Vesuvio? (che fantasia gli storici!). Infine Torre ottava deriverebbe da Ottaviano Augusto in relazione ad una delle sue sontuose ville imperiali.
Contrasti e disaccordi sussistono non di meno circa l'origine della festa dei 4 altari. C'è chi giura che la festa non viene dal Riscatto Baronale. Prevalentemente religiosa si dice l'ottava perché celebrata 8 giorni dopo il Corpus Domini, ricorrenza, quest'ultima anch'essa caratterizzata dalla presenza di altari adatti ai riti religiosi. Nata al tempo del Riscatto, prendiamo per buona che abbia avuto origine da esso.
Il torrese è sempre stato tenace, non ho detto testardo, perché dimentica esorcizzando i suoi malesseri. Tutt'oggi ha costruito mezza città alle falde del vulcano attivo, uno dei più minacciosi del mondo. (un mio amico dice che noi torresi siamo tutti nevrastenici non già a causa dello iodio del mare, ma perché abbiamo il fuoco del Vesuvio sotto il sedere).
Abbiamo saputo tenere ben salda la lavorazione del corallo, a parte qualche screzio già palesato. Altro che Titanic, abbiamo quotidianamente affrontato la duplice insidia del mare, in superficie e nel sottofondo. Il corallo è stato da sempre pescato in tutto il mondo, ma i corallini hanno sempre detenuto il primato. Accadeva ogni anno che a marzo salpavano dal nostro porto vere e proprie spedizioni di coralline per travagliare sino ad ottobre in quel della Sicilia.
Ecco l'"ingegno" caricato delle sue reti pescherecce che lasciano impigliare il corallo lungo il lento andamento delle barche. Il 1700 fu un secolo glorioso per i torresi circa questa attività.
Il nostro mare, intanto, da secoli pescoso in fatto di pesca alimentare, ora è insidiato dai bombaroli che stanno devastando la fauna ittica. Ancora si lavora sulla nostra costa, anche se i vivai sono ridotti al minimo, spesso dietro provvedimenti sanitari. Si pesca ancora con reti da posa, da circuizione e da traino. Il più poetico mezzo è lo sciavechiello (come fai a tradurlo?).
E' la pesca da amo, uno dei più diffusi hobbyes dei torresi. Intanto fu la Sicilia, nel 1600, a vantare maestria con la pesca del corallo, suggerendo l'idea a Napoli, Genova e Livorno, soccombendo, poi, sotto la concorrenza di queste città. A metà 800 Torre vantava centinaia di imbarcazioni, rispetto all'esiguo numero di quelle di Livorno e di Genova. Le ultime coralline che hanno fatto buon pescato risalgono agli anni 50.
Negli anni 80 vi è stato un sensibile calo dovuto agli esaurimenti dei banchi, a cause meterologiche e a cattive politiche di mercato.
Nulla sono state le angherie dei baroni (che tra l'altro pretendevano cospicue gabelle, metà raccolto ed altro ancora) rispetto alla "cattiveria" del vulcano. La pliniana del 79 dopo Cristo (ai tempi di Tito) è la più notevole. Plinio il giovane la descrisse scientificamente ed è stata immortalata nella storia nei suoi minimi dettagli. E' chiaro che la bocca vulcanica non si è formata ai tempi di Gesù, ma qualcosa come trentamila anni or sono (analisi delle rocce in profondità). Si è in grado di ricostruire la storia del Vulcano degli ultimi 20.000 anni. Appena due catastrofiche eruzioni avvennero in 8.000 anni (da 20.000 a 12.000), da 9.000 anni fa sino all'anno 100 cristiano ve ne sono state appena altre 3 pliniane. Insomma migliaia e migliaia di anni di riposo con le eruzioni catastrofiche. Temere il Vesuvio dopo questi calcoli è quanto meno nevrotico.
Le insidie della vita sono molteplici: malattie, incidenti, vecchiaia, follie del nostro prossimo, minacce belliche, come si ha il tempo di avere paura del Vesuvio nell'arco di una vita che non supera i 100 anni?. Le eruzioni avvenute durante i 2000 anni cristiani hanno avuto diverse dinamiche eruttive: colate di lava o di fango, cenere e lapilli, emissioni di gas, fenomeni oggi contrastabili con la previsione, prima, con i piani di evacuazione, poi. Amici miei sono certo più imprevedibili e letali gli infarti, gli ictus, i tumori e gli incidenti stradali che la nostra, tutto sommato, "romantica" montagna dal pennacchio grigio. A parte l'Etna e lo Stromboli, geograficamente vicini di casa, non dimentichiamo i Campi Flegrei, ultima eruzione 1538, e Ischia, ultima eruzione 1301.

Per dovere di cronaca, negli ultimi 2000 anni, il Vesuvio ha fatto il "monello" nel 79 dopo Cristo, nel 305, 472, 512, 638, 681, 685, 870, 993, 1036, 1138, 1149, 1500, 1631, 1660, 1682, 1685, 1689, 1696, 1707, 1712, 1714, 1717, 1720, 1737, 1751, 1754, 1759, 1760, 1767, 1770, 1779, 1790, 1794, 1879, 1861, 1872, 1878, 1897, 1899, 1900, 1906, 1944.

E' ora di concludere questa breve storia di Torre del Greco che vuol essere quasi un incentivo per approfondimenti maggiori da farsi con i testi citati nella sezione Letteratura di questa pubblicazione elettronica. Libri scritti da nostri illustri concittadini, di cui abbiamo fatto tesoro per queste ricerche. Auguriamo un futuro migliore a questa antica, meravigliosa, quanto martoriata città, posta su una delle coste più belle del mondo. 

                                                          Luigi Mari